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Trump fa danni anche con la cannabis
«Con queste iniziative, ci troviamo di fronte all’amministrazione più favorevole alle droghe della nostra storia. Le politiche in materia vengono ora dettate dagli amministratori delegati delle aziende di marijuana, dagli investitori nel settore degli psichedelici e dai podcaster che sono a loro volta dipendenti da droghe». A parlare così è Kevin Sabet, presidente di Smart Approaches to Marijuana, una no profit americana contraria alla legalizzazione della cannabis.
Oggetto delle sue critiche sono l’avvio, il 24 aprile scorso, del processo per la riclassificazione della marijuana dalla Tabella I delle droghe (comprendente anche l’eroina e l’Lsd) che non hanno usi medici e sono considerate particolarmente dannose alla Tabella III, quella delle sostanze psicotrope che possono essere prescritte dal medico, come la tachipirina contenente codeina e la ketamina, e l’ordine esecutivo presidenziale del 18 aprile che incarica la Food and Drug Administration (Fda) di accelerare le pratiche per individuare gli usi medici delle droghe psichedeliche e il ministero della Sanità (Department of Health and Human Services) di stanziare 50 milioni di dollari per queste ricerche.
La decisione storica dell’amministrazione Trump sulla cannabis
La decisione dell’amministrazione Trump, annunciata dal vice procuratore generale Todd Blanche, ha una portata storica, perché la marijuana è classificata nella Tabella I sin dal 1970, e lì è rimasta anche quando singoli stati hanno cominciato a legalizzarla per uso medico (38 stati) o per uso ricreativo (23 stati più il distretto federale di Washington). Come scrive il Wall Street Journal, «Questa decisione rappresenta il più grande ammorbidimento della politica federale sulla cannabis da quando gli stati americani hanno iniziato a legalizzare la........
