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Mamdani comincia a smontare le sue promesse. Costano troppo
Zohran Mamdani ha cominciato a non mantenere le promesse fatte durante la campagna elettorale che lo ha portato a diventare sindaco di New York il 4 novembre scorso. E a parlare del governo dello stato di New York che ha sede ad Albany (retto dai democratici) con toni e argomenti che ricordano Umberto Bossi e le sue filippiche contro Roma ladrona.
Diversamente da quanto previsto dal suo programma elettorale, non espanderà il dispositivo di assistenza a chi non riesce a pagare l’affitto noto come City Fheps (City Fighting Homelessness and Eviction Prevention Supplement, cioè “Sussidio della città per la lotta alla mancanza di casa e per la prevenzione degli sfratti“). Motivo: non ci sono abbastanza soldi in cassa per farlo. Che è esattamente quello che sosteneva il suo predecessore Eric Adams, il quale si era rifiutato di eseguire la decisione approvata dal Consiglio comunale che comportava l’ampliamento del numero dei nuclei familiari che potevano usufruire dell’intervento da 65 mila a 112 mila, con un previsto aumento della spesa di 17 miliardi di dollari su cinque anni.
Lo critiche di Mamdani a Eric Adams sul Fheps
Ne era nata una situazione sconosciuta alle amministrazioni locali italiane: dopo che il Consiglio comunale aveva approvato una seconda volta il provvedimento superando un veto del sindaco, quest’ultimo aveva fatto causa al Consiglio comunale (per la precisione alla Città di New York, non essendo l’organo legislativo comunale imputabile come tale) per aver approvato un provvedimento senza copertura finanziaria; la Legal Aid Society, un ente no profit che fornisce assistenza legale a chi non se la può permettere, aveva a sua volta fatto causa al sindaco Adams per il suo rifiuto di dare seguito alla decisione del Consiglio.
Una sentenza di una Corte di appello nel luglio scorso aveva dato ragione alla Legal Aid Society, e su X Mamdani aveva commentato: «Nel 2023, il Consiglio comunale ha approvato un pacchetto di leggi che amplia l’accesso ai voucher per l’edilizia abitativa. Eric Adams ha posto il veto. Poi il Consiglio ha superato il suo veto. Il sindaco si è rifiutato di attuarlo. Ora un tribunale dice che deve farlo. Che ridicolo spreco di tempo nel pieno di una crisi abitativa». E il sito internet della sua campagna elettorale prometteva: «Zohran ritirerà le cause legali contro il City Fheps e garantirà che l’espansione proceda come previsto e secondo la legge cittadina».
Adesso il nuovo sindaco è arrivato alla conclusione che bisogna sprecare altro tempo: intende negoziare una via di uscita col Consiglio comunale, nel mentre che fa pressione sullo Stato di New York perché aumenti le tasse sui ricchi. Unico modo per recuperare risorse a un bilancio comunale indebitato per almeno 7 miliardi di dollari (all’inizio del suo mandato diceva che erano 12,6, colpa secondo lui dell’incapacità amministrativa del predecessore Adams). Intanto ha ottenuto che il giudice del caso concedesse un mese di tempo per arrivare a una soluzione negoziale fra sindaco, Legal Aid Society e Consiglio comunale.
Una misura sempre più pesante per le casse di New York
Il City Fheps è un programma di voucher abitativi gestito dal dipartimento per la Pianificazione e lo sviluppo abitativo di New York che ha lo scopo di aiutare famiglie a basso reddito, senzatetto e persone in emergenza abitativa a trovare e pagare un alloggio del mercato privato. Il programma consente agli inquilini di destinare il 30 per cento del proprio reddito all’affitto, mentre la parte restante è coperta dal Comune.
La normativa introdotta nel 2023 rimuove l’obbligo per le persone senzatetto di trascorrere almeno 90 giorni in un rifugio prima di avere diritto a un voucher per l’alloggio, consente ai richiedenti di dimostrare il rischio di sfratto tramite una lettera di richiesta di pagamento dell’affitto e allarga le maglie dei requisiti di reddito: dal 200 per cento della soglia di povertà federale si passa al più favorevole criterio del 50 per cento del reddito medio dell’area. Le conseguenze sul bilancio sarebbero quelle dette sopra: raddoppio del numero dei beneficiari, esplosione della spesa da parte del Comune.
Già prima che il Consiglio approvasse la legislazione nel 2023, i costi del City Fheps erano lievitati da circa 25 milioni di dollari nel 2019 a oltre 1,2 miliardi di dollari nel 2025 per l’aggravarsi della crisi del caro casa a New York. I funzionari comunali prevedono che, anche senza l’espansione, il programma costerà quasi 2,4 miliardi di dollari in più rispetto a quanto stanziato da Adams per il resto dell’attuale anno fiscale, che termina il 30 giugno, e per l’anno successivo.
Colpa di “Albany ladrona”?
Il cambio di rotta del sindaco ha creato preoccupazione fra i sostenitori della riforma dei voucher, tra cui Christine Quinn, presidente e amministratore delegato di Win, il più grande fornitore di alloggi per senzatetto della città. Costei ha affermato che la riduzione del programma «non dovrebbe nemmeno essere un argomento di discussione», perché «ciò farà sì che il problema dei senzatetto continui a crescere a un livello di crisi sempre più elevato». Attualmente a New York i rifugi per senzatetto ospitano 86 mila persone. L’11 febbraio Win ha pubblicato un rapporto nel quale si sostiene che è più costoso ospitare le persone nei rifugi che investire in buoni alloggio.
Impossibilitato a realizzare le promesse della campagna elettorale coi fondi comunali di New York, Mamdani continua inoltre a insistere affinché i legislatori statali introducano nuove tasse o comunque trasferiscano maggiori finanziamenti alla città di New York. Afferma infatti che la città contribuisce alle entrate fiscali dello Stato più di quanto riceva in cambio. All’audizione delle due camere del legislativo dello Stato di New York ad Albany l’11 febbraio scorso ha pronunciato un discorso particolarmente duro:
«Per troppo tempo, il rapporto tra il Municipio e lo Stato è stato caratterizzato da meschinità anziché da partnership, da lotte di potere anziché dalla risoluzione dei problemi. […] Per anni, New York City non è stata considerata un motore di prosperità condivisa, ma una risorsa da prosciugare. […] Lo squilibrio creato dall’ex governatore Cuomo è evidente. Nessuno dà di più e riceve meno in cambio di New York City. New York City contribuisce per il 54,5 per cento alle entrate statali, ma ne riceve indietro solo il 40,5 per cento. Nell’anno fiscale 2022, abbiamo contribuito con 21 miliardi di dollari in più di quanto abbiamo ricevuto. […] Chiediamo di porre fine a questo salasso. Questo non è solo un primo passo cruciale, è una parte fondamentale del problema. Senza risolvere questa disuguaglianza, non faremo altro che rinviare la crisi. New York non può più permettersi di dare così tanto e ricevere così poco in cambio».
«Per troppo tempo, il rapporto tra il Municipio e lo Stato è stato caratterizzato da meschinità anziché da partnership, da lotte di potere anziché dalla risoluzione dei problemi. […] Per anni, New York City non è stata considerata un motore di prosperità condivisa, ma una risorsa da prosciugare. […] Lo squilibrio creato dall’ex governatore Cuomo è evidente. Nessuno dà di più e riceve meno in cambio di New York City. New York City contribuisce per il 54,5 per cento alle entrate statali, ma ne riceve indietro solo il 40,5 per cento. Nell’anno fiscale 2022, abbiamo contribuito con 21 miliardi di dollari in più di quanto abbiamo ricevuto. […] Chiediamo di porre fine a questo salasso. Questo non è solo un primo passo cruciale, è una parte fondamentale del problema. Senza risolvere questa disuguaglianza, non faremo altro che rinviare la crisi. New York non può più permettersi di dare così tanto e ricevere così poco in cambio».
La governatrice contro la patrimoniale e gli autobus gratis
Alcuni deputati hanno replicato che la redistribuzione permette di sovvenire ai bisogni di contee dello stato che hanno redditi pro capite molto inferiori a quelli di Manhattan e anche di Brooklyn; altri che il calcolo di Mamdani non tiene conto del fatto che parte delle entrate fiscali provenienti da New York sono versate da non residenti, che lì lavorano ma spesso vivono in altre contee dello stato. Se si calcolano i versamenti fiscali ad Albany dei soli residenti di New York, questi rappresentano il 46,7 e non il 54,5 per cento delle entrate fiscali dello Stato di New York.
Il sindaco continua inoltre a insistere perché lo Stato di New York introduca un’imposta patrimoniale del 2 per cento per i newyorkesi con redditi superiori al milione di dollari e un servizio di autobus gratuito (che andrebbe sperimentato per cinque settimane durante i Mondiali di calcio dell’estate prossima). Entrambe le proposte sono considerate inattuabili dalla governatrice Kathy Hochul.
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