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La Francia dice addio al Fronte repubblicano anti-Le Pen

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La Francia dice addio al Fronte repubblicano anti-Le Pen

Ascoltare i servizi Rai da Parigi per informarsi sui risultati e sul senso del voto al secondo turno delle amministrative francesi del 22 marzo non aiuta. Il telegiornale di Rai 2 delle 8.30 ha informato che nella corsa per il posto di sindaco della capitale il socialista Emmanuel Grégoire aveva sconfitto Rachida Dati sostenuta dall’estrema destra rappresentata dal Rassemblement National (Rn): falso. Sia il telegiornale di Rai 1 delle 8 che quello di Rai 2 delle 8.30 informavano anche che a Lione, terza città della Francia per numero di abitanti, il sindaco uscente grazie all’unione delle sinistre aveva sconfitto il candidato dell’estrema destra Jean-Michel Aulas: falsissimo.

A Parigi non c’è stato nessun apparentamento o fusione al secondo turno fra la lista del candidato del Rn (che al primo turno aveva ottenuto solo l’1,6 per cento dei voti) e quella di Rachida Dati (gollista). Quest’ultima si sarebbe dovuta avvantaggiare dell’indicazione di voto favorevole della candidata di un altro partito di estrema destra, Reconquête!, che pur avendo ottenuto il 10,4 per cento non si era qualificato per il ballottaggio, e della dichiarazione “a titolo personale” di Jordan Bardella, presidente di Rn, che aveva detto che se fosse stato un residente di Parigi avrebbe votato per la Dati. Sta di fatto che se quest’ultima avesse vinto (ha perso raccogliendo il 41,5 per cento dei voti contro il 50,5 di Grégoire) nessun consigliere né di Reconquête! né del Rn sarebbe entrato a far parte del consiglio comunale.

Invece a Lione il sindaco uscente, l’ecologista Grégory Doucet, ha prevalso sul candidato indipendente Jean-Michel Aulas, ex patron della squadra di calcio locale, l’Olympique Lyonnais, sostenuto dai partiti di destra e di centro (i gollisti di Les Républicains, i macroniani di Renaissance e i loro alleati di Horizons) grazie al fatto di aver imbarcato al secondo turno l’estrema sinistra rappresentata da La France Insoumise (Lfi), il partito di Jean-Louis Mélenchon. Cosa che non ha fatto il vulcanico Aulas con Rn, che al primo turno aveva raccolto il 7 per cento.

Il centro ha speranze, la sinistra no

Precisato questo, il senso politico dei risultati del secondo turno delle amministrative francesi si può riassumere nei seguenti punti: gli apparentamenti dei partiti di sinistra classici (socialisti, comunisti ed ecologisti) con l’estrema sinistra comunitarista e antisemita di Lfi portano alla sconfitta con poche e discutibili eccezioni; le formazioni delle due estreme Rn e Lfi progrediscono, ma restano al di sotto delle aspettative; i partiti di centro e di destra (Les Républicains, Renaissance, Horizons, MoDem e Udi) possono portare un candidato comune all’Eliseo nel 2027 se si coordinano, mentre la sinistra sembra tagliata fuori non potendo immaginarsi un candidato unico di un Nuovo Fronte popolare come quello che si costituì alle politiche del 2024 per frenare l’ascesa del Rn.

In una lunga serie di comuni, alcuni anche molto popolosi, la fusione fra le liste della sinistra e quelle di estrema sinistra (Lfi e Pac, il Partito anticapitalista) al secondo turno ha portato alla sconfitta: Avignone, Besançon, Brest, Cherbourg, Clermont Ferrand, Limoges, Poitiers, Tolosa, Tulle, ecc. Da notare che in tutte queste località non c’erano candidati di estrema destra al ballottaggio che avessero possibilità di vincere. Gli avversari della versione locale del Nuovo Fronte popolare erano esponenti di partiti di centro e di destra gollista (Lr), che hanno alla fine prevalso nelle urne.

Addio Fronte repubblicano

L’unico caso in cui l’alleanza di tutte le sinistre ha sventato la vittoria di un candidato del Rn è Nîmes. A Tolosa l’apparentamento fra la lista del candidato Lfi François Piquemal e quella del socialista François Briançon, che si è ritirato per favorire la vittoria del primo, è stata salutata da molti (fra i quali il vicepresidente di Les Républicains François-Xavier Bellamy) come «l’alleanza della vergogna»: quattordici anni fa la più grande città del sud della Francia (più di mezzo milione di abitanti) fu teatro di un attentato terroristico nel quale furono uccisi un rabbino e tre bambini allievi della scuola ebraica; Jean-Luc Mélenchon dichiarò che non bisognava «strumentalizzare le emozioni», con riferimento alla campagna in corso per le elezioni presidenziali.

A Aubervilliers, Lione, Nantes e Tours le alleanze con Lfi al secondo turno hanno permesso a sindaci ecologisti e socialisti di battere candidati di centro e di destra, non di estrema destra (checché ne dicano gli inviati Rai a proposito di Jean-Michel Aulas a Lione). Insieme ai casi prima citati in cui l’alleanza ha fallito, tutti questi esempi suonano la campana a morto per qualsiasi ipotesi di Fronte repubblicano, cioè dell’alleanza fra tutti i partiti di destra e di sinistra per fermare prima il Front National di Jean-Marie Le Pen e poi il Rassemblement National di sua figlia Marine, visti come un’estrema destra anti-repubblicana.

Le lamentele di Mélenchon

A Nantes il candidato gollista Foulques Chombart de Lauwe, che avrebbe conquistato la carica di sindaco se la uscente socialista Johanna Rolland non si fosse alleata “tecnicamente” con Lfi al ballottaggio, si è rivolto alla sindaca riconfermata con queste parole: «In spirito repubblicano, mi congratulo con la signora Rolland per la sua vittoria, ma non mi congratulo con lei per aver portato La France Insoumise in massa nel consiglio comunale di Nantes; questo resterà una macchia sulla sua reputazione agli occhi di molti residenti di Nantes».

Per parte sua, Lfi da una parte ha celebrato il successo di aver fatto eleggere più di mille consiglieri comunali in tutta la Francia e di aver conquistato alcuni comuni, il più importante dei quali è Saint-Denis (112 mila abitanti), ottenuto al primo turno, seguito da Roubaix (100 mila abitanti) al secondo insieme a Le Courneuve, Vaulx-en-Velin e Venissieux. Il clima che potrebbe respirarsi in questi comuni si è visto settimana scorsa, quando al momento del passaggio dei poteri dal sindaco uscente socialista di Saint-Denis Mathieu Hanotin a quello nuovo di Lfi Balli Bagayoko il primo è stato sonoramente fischiato e una consigliera della nuova maggioranza ha dichiarato che era stato un errore da parte sua commemorare la figura di Quentin Deranque, il nazionalista cattolico massacrato da esponenti dell’estrema sinistra vicini a Lfi. Dall’altra parte si è lamentata per i numerosi risultati sfavorevoli. Jean-Luc Mélenchon ha dichiarato che «i socialisti ci hanno trascinati nella loro caduta».

L’ascesa di Rn è in chiaroscuro

Anche l’obiettiva ascesa del Rn è in chiaroscuro. Il partito ha aumentato da 13 a 55 i comuni sotto il suo controllo, soprattutto nel sud e nel nord-est della Francia, ma è stata sconfitta a Marsiglia e a Tolone, città in cui aveva chances di vittoria (soprattutto nella seconda), senza che i sindaci uscenti abbiano avuto bisogno di allearsi con Lfi, che a Marsiglia si è ritirata dal ballottaggio e che a Tolone era inesistente.

La preda più pregiata del carniere dei nazionalisti è certamente Nizza, quinta città della Francia per numero di abitanti, ma lì ad essere stato eletto sindaco è piuttosto un alleato del Rn, Eric Ciotti, leader dell’Udr (Unione delle destre per la repubblica) già presidente dei Républicains, che ha sconfitto il suo antico mentore Christian Estrosi, candidato del centro-destra. La sconfitta di Estrosi, favorita anche dalle dichiarazioni di Bruno Retailleau, presidente dei Républicains, che ha negato il suo appoggio al candidato nizzardo del suo stesso partito, ha fatto dire a Estrosi che «il Fronte repubblicano è morto».

Chi sfiderà Bardella o Le Pen?

I socialisti possono dirsi soddisfatti di avere conquistato non solo Parigi ma anche altre città senza bisogno di allearsi a Lfi o addirittura sconfiggendo candidati Lfi al ballottaggio: l’una cosa o l’altra è successa, oltre che a Parigi, a Lille, Montpellier, Nancy, Nanterre, Rennes, Saint Etienne, Strasburgo, ecc. Ciò rafforza la corrente interna al partito che non vuol sentir parlare di accordi con Lfi alle presidenziali dell’anno prossimo. Tuttavia il partito non ha un candidato forte per tale appuntamento.

Con riferimento alle presidenziali del 2027, i risultati delle amministrative confermano quello che alcuni sondaggi enunciano: a sfidare Jordan Bardella di Rn, che viene dato come il più votato dei candidati al primo turno, non sarebbe un esponente di sinistra ma Edouard Philippe di Horizons, il partito di centro alleato con Renaissance di Macron. L’ex primo ministro di un governo francese fra il 2017 e il 2020 è stato confermato sindaco di Havre al ballottaggio, dove ha staccato la lista della sinistra (senza Lfi) di oltre sei punti percentuali. Anche se il Fronte repubblicano del passato non esiste più, molti elettori di sinistra lo voterebbero per non veder vincere Bardella (o una Le Pen sciolta dai problemi giudiziari). Tranne quelli di Lfi, che probabilmente dei socialisti pensano quello che Mélenchon ha detto pochi giorni prima del voto: «Sono dei gran maneggioni».

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