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In Venezuela traballa anche il regime. «Perché venite con le armi invece che con le pale?»

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03.07.2026

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In Venezuela traballa anche il regime. «Perché venite con le armi invece che con le pale?»

Le calamità mettono in evidenza lo stato di salute delle istituzioni: l’incapacità di reagire efficacemente al disastro segnala il degrado della macchina dello Stato, una buona organizzazione dei soccorsi e la competenza dei soccorritori indicano che lo Stato è realmente gestito al servizio dei cittadini e non soltanto di chi ne ha occupato i posti di comando. Una settimana dopo il disastroso terremoto che ha colpito la regione settentrionale del Venezuela comprendente Caracas e La Guaira il 24 giugno scorso, tutti i reportage degli inviati internazionali e le interviste agli esperti locali testimoniano la totale disorganizzazione, l’abissale inefficienza e l’assoluta mancanza di coordinazione dei soccorsi da parte delle istituzioni statali, conseguenza del fatto che nella loro forma attuale sono state concepite per mantenere il potere nelle mani della nomenklatura bolivariana e per reprimere l’opposizione, piuttosto che per affrontare emergenze diverse dalle proteste di piazza.

«L’esercito sembra paralizzato»

Scrive Florence Tomasi, inviata da Le Figaro a La Guaira:

«Non è richiesto alcun visto e i posti di blocco della Guardia nazionale possono essere superati senza i consueti interrogatori: un’apertura imposta dalla realtà sul campo. Tuttavia, questa improvvisa trasparenza cela una situazione di profonda disorganizzazione all’interno del governo venezuelano. Gli aerei cargo dell’Onu e le spedizioni di aiuti umanitari internazionali si accumulano sulla pista dell’aeroporto di Maiquetía. Una volta scaricati i rifornimenti, però, le operazioni di soccorso si scontrano con un totale vuoto istituzionale. Le risorse dell’Onu per i rifugiati e le strutture logistiche precipitano nel caos amministrativo sul campo a causa della mancanza di coordinamento con i ministeri venezuelani. “Disponiamo della logistica e degli specialisti, ma manca un punto di riferimento centrale che guidi i nostri sforzi”, spiega un coordinatore umanitario europeo di stanza a La Guaira. “Le aree di intervento vengono individuate di volta in volta, spesso in base alle tensioni locali o alle esigenze di sicurezza dei nostri stessi governi. Nel frattempo, intere zone rimangono inaccessibili”. […] L’esercito, da parte sua, appare paralizzato. Ventotto anni di centralizzazione politica hanno svuotato di professionalità le forze armate: la scomparsa dei quadri tecnici dalle accademie militari – sostituiti da generali nominati in base alla lealtà politica – ha annullato ogni capacità del genio militare in caso di disastro. Di fronte a questa situazione, i vigili del fuoco venezuelani dimostrano un coraggio immenso, pur operando con attrezzature obsolete e mancando di tutto, dalle semplici corde per la discesa in corda doppia ai sensori termici».

«Non è richiesto alcun visto e i posti di blocco della Guardia nazionale possono essere superati senza i consueti interrogatori: un’apertura imposta dalla realtà sul campo. Tuttavia, questa improvvisa trasparenza cela una situazione di profonda disorganizzazione all’interno del governo venezuelano. Gli aerei cargo dell’Onu e le spedizioni di aiuti umanitari internazionali si accumulano sulla pista dell’aeroporto di Maiquetía. Una volta scaricati i rifornimenti, però, le operazioni di soccorso si scontrano con un totale vuoto istituzionale. Le risorse dell’Onu per i rifugiati e le strutture logistiche precipitano nel caos amministrativo sul campo a causa della mancanza di coordinamento con i ministeri venezuelani. “Disponiamo della logistica e degli specialisti, ma manca un punto di riferimento centrale che guidi i nostri sforzi”, spiega un coordinatore umanitario europeo di stanza a La Guaira. “Le aree di intervento vengono individuate di volta in volta, spesso in base alle tensioni locali o alle esigenze di sicurezza dei nostri stessi governi. Nel frattempo, intere zone rimangono inaccessibili”. […]

L’esercito, da parte sua, appare paralizzato. Ventotto anni di centralizzazione politica hanno svuotato di professionalità le forze armate: la scomparsa dei quadri tecnici dalle accademie militari – sostituiti da generali nominati in base alla lealtà politica – ha annullato ogni capacità del genio militare in caso di disastro. Di fronte a questa situazione, i vigili del fuoco venezuelani dimostrano un coraggio immenso, pur operando con attrezzature obsolete e mancando di tutto, dalle semplici corde per la discesa in corda doppia ai sensori termici».

Rabbia nella roccaforte chavista

Jorge Benezra, inviato dello spagnolo Abc, è spietato:

«Decine di migliaia di persone risultano ancora disperse. Delcy Rodríguez ha dichiarato lo stato di emergenza la notte stessa del terremoto. Eppure, per le prime quarantotto ore, dello Stato non vi è stata alcuna traccia. Non c’è stato un massiccio dispiegamento di forze. Non c’erano mezzi pesanti. Non si è vista alcuna catena di comando. C’erano soltanto persone del vicinato che sgomberavano le macerie a mani nude, nell’oscurità totale di una costa priva di elettricità. La cronologia........

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