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Il dialogo tra le religioni rende vera la tregua olimpica

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14.02.2026

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Il dialogo tra le religioni rende vera la tregua olimpica

Questa settimana si è tenuto un evento intitolato “Nella tregua olimpica”, voluto dalla Consulta regionale per la promozione e l’integrazione del dialogo interreligioso, che ho l’onore di coordinare e nella quale siedono due esponenti per ciascuna delle dieci confessioni religiose più presenti in Lombardia: cinque cristiane (cattolici, protestanti, evangelici, ortodossi e copti) e cinque non cristiane (islamici, ebrei, induisti, buddhisti e sikh).

Il messaggio condiviso

L’evento è consistito in un momento molto significativo di preghiera interreligiosa all’Arco della Pace di Milano, proprio sotto il braciere olimpico, nel luogo più evocativo dei valori della tregua e della pace olimpica, e poi in uno spettacolo artistico serale all’Auditorium Testori di Regione Lombardia. In quella occasione ogni comunità ha scelto la propria espressione artistica per affermare come tutte le religioni si riconoscano nei valori olimpici e nel «messaggio di pace, di speranza e responsabilità a tutte le nazioni, ai partecipanti, agli organizzatori, agli spettatori e a quanti in tutto il mondo guardano a questo evento con entusiasmo e fiducia», come recita il messaggio condiviso dalla Consulta in occasione dei Giochi olimpici di Milano Cortina 2026, letto all’Arco della Pace dal grande attore Giacomo Poretti.

È stata un’occasione straordinaria poter ascoltare preghiere che, con riti, lingue e forme diverse, invocano tutte la pace e descrivono lo stesso messaggio di unità desiderata e possibile per l’umanità. Così come è stato significativo vedere espressioni artistiche frutto di tradizioni plurisecolari – come la danza sacra induista o il coro dei giovani copti che richiama la musica dei tempi dei Faraoni – e ascoltare il dialogo tra san Francesco e il Sultano, il Sukun Ensemble che rilegge in chiave attuale le musiche sacre della tradizione musulmana, le salmodie bizantine, i cori ebraici, protestanti ed evangelici con le loro canzoni coinvolgenti, la musica sacra sikh e la testimonianza spirituale della saggezza buddhista.

Il lavoro della Consulta

La Consulta lavora da più di due anni con incontri periodici per favorire il dialogo interreligioso, la conoscenza reciproca e affrontare i temi sui quali la sensibilità delle diverse religioni richiede un confronto per individuare soluzioni condivise e rispettose dell’identità di ciascuno: la presenza di luoghi di preghiera, le modalità di cura in sanità, la presenza delle diverse comunità religiose nella scuola, le regole per autorizzare i luoghi di culto, il riconoscimento e la tutela delle festività religiose.

In questi due anni ciò che mi ha colpito di più è stato il rapporto di amicizia e di stima che si è creato fra i membri della Consulta. Un’esperienza molto distante dal cliché, così diffuso, che vede nella diversità religiosa un inevitabile elemento di divisione e conflitto. È la conferma che il dialogo è possibile, che il rispetto della libertà religiosa – madre di tutte le libertà – è necessario e che l’incontro, la conoscenza reciproca e il confronto, senza annullare le differenze ma mettendole al servizio di uno scopo comune e della convivenza civile, possono prendere forma concreta anche nella nostra Lombardia, sempre più multietnica e multireligiosa e quindi sempre più bisognosa di questo confronto costruttivo.

Desiderio di incontro

Non dobbiamo avere paura del diverso né costruire muri per tenerlo lontano; occorre invece incontrarlo, consapevoli della nostra identità e dei valori di cui siamo portatori, ma anche dell’esistenza di uno spazio di bene comune che può e deve essere ricercato insieme.

È questo desiderio di incontro che ha generato un evento molto bello, testimonianza tangibile di come le religioni siano potenti motori di coesione e non di divisione, tanto più prezioso in un tempo segnato da conflitti e tensioni globali, nel quale l’aspirazione universale alla pace ha bisogno di testimoni e di gesti esemplari.

Milano e la Lombardia, il cui santo patrono Ambrogio era un tedesco di Treviri e il suo maestro sant’Agostino, sepolto a Pavia, era un maghrebino di Ippona, si confermano ancora una volta terra di accoglienza e di confronto, di incontro e di impegno quotidiano per la pace.

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