«Tutti sapevano che il corteo pro Askatasuna sarebbe finito così. Basta con i distinguo»
Da quando, il 18 dicembre scorso, le forze di polizia hanno sgomberato l’edificio che a Torino ospitava il centro sociale Askatasuna, molti hanno cercato di raccontare il fatto come una reazione eccessiva di un governo chiaramente fascista che vuole impedire la libertà di manifestazione, non tollera il dissenso e colpisce chi fa opere socialmente utili nel quartiere di Vanchiglia ma ha la colpa di essere anarchico e di sinistra. Balle, e non servivano i fatti violenti di sabato per ammetterlo.
Come ha ben scritto Filippo Facci su X, «Askatasuna è forse il centro sociale più pericoloso d’Europa da almeno 25 anni, o meglio: è il riferimento italiano più costante per violenza politica, tanto che l’assalto alla Stampa, ora, non è neppure un salto di qualità: è solo una nuova pagina di copione. Ogni pretesto o bandiera possono trasformare il “dissenso” in azione fisica e scontro, danneggiamento e intimidazione: qualcosa che alle spalle ha azioni paramilitari, scontri sistematici con le forze dell’ordine, indagini per terrorismo e addirittura una parentesi di militanza armata in Siria».
L’opera pia Askatasuna
La manifestazione del 31 gennaio a Torino, partecipata da migliaia di persone provenienti da mezza Europa e sfociata in scontri con le forze dell’ordine, danni a strade, auto, vetrine ed edifici, e poliziotti presi a calci pugni e martellate, è solo l’ultimo capitolo di una storia trentennale di antagonismo violento difeso da una sinistra militante che parlava di «spazio sociale necessario», derubricava gli scontri – anche in Val di Susa contro la Tav – a «reazioni», parlava di «conflitto» e mai di violenza, e coccolava con i suoi intellettuali e magistrati di punta un luogo molto più vicino al terrorismo che a un’opera pia.
Polizia davanti al palazzo che ospitava il centro sociale Askatasuna a Torino (foto Ansa)
Fino al 1981 nell’edificio di quattro piani che si incontra sulla sinistra poco dopo aver imboccato corso Regina Margherita arrivando dal Po c’era proprio un’opera pia, la Reynero, che raggruppava in una sola amministrazione sette Istituti di beneficenza, tra cui un Asilo lattanti. Di proprietà dal Comune dal 1924, il palazzo restò inutilizzato fino al 1996, quando venne occupato da militanti delle frange antagoniste e autonomiste che iniziano a vivere al suo interno.
Magliano: «Ad Askatasuna criminali, il “forte contatto” con il quartiere una foglia di fico»
Silvio Magliano
A parlarne a Tempi è Silvio Magliano, capogruppo della Lista Civica Cirio Presidente Piemonte Moderato e Liberale in Consiglio Regionale del Piemonte, già consigliere comunale di Torino e profondo conoscitore del mondo delle politiche sociali e giovanili e del terzo settore, di cui si occupa da oltre due decenni. Magliano spiega che, fin dall’inizio, l’occupazione illegittima di Askatasuna «ha sempre destato forti preoccupazioni: diverse sentenze hanno........
