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Claudio, tassista che non chiede dove vai

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Claudio, tassista che non chiede dove vai

Claudio guida il taxi da ventotto anni. Dice che la prima cosa che ha imparato è non fare troppe domande. La gente entra con un indirizzo e una faccia che spesso vale più dell’indirizzo. La notte trasporta silenzi diversi. Coppie che non parlano più. Ragazzi che ridono troppo forte. Uomini che tornano da un lavoro che non raccontano a nessuno. Claudio accende la radio piano, giusto per riempire l’aria. Una volta un cliente gli ha detto che i tassisti sanno più segreti dei preti. Claudio ha risposto che i segreti non sono il problema. Il problema è che nessuno vuole più tenerli. Quando qualcuno comincia a raccontare, lui ascolta senza intervenire. Non annuisce troppo, non giudica. Tiene la strada. Gli chiedono spesso se non si annoia a fare sempre lo stesso giro di città. Claudio dice che la città non è mai la stessa. Cambiano le facce, cambiano gli orari, cambiano le stanchezze. La città vera si vede dai sedili posteriori. E lui guida, sapendo che ogni corsa è una vita che passa per pochi chilometri e poi scende.

Qualche volta qualcuno resta in silenzio per tutto il tragitto. Scende, paga, dice grazie e sparisce nella notte. Claudio riparte senza pensarci troppo. Ma altre volte succede il contrario. Una frase apre la porta e da lì esce una storia intera. Un divorzio che non era previsto. Un figlio che non chiama più. Un lavoro perso nel pomeriggio e nessuno a cui dirlo. Claudio non commenta. Tiene le mani sul volante e lascia che le parole si consumino da sole. Ha capito che la gente non parla per essere capita. Parla per non portarsi tutto a casa. Anche questo, in fondo, fa parte del mestiere. Guidare e custodire per pochi minuti un pezzo di vita che non gli appartiene. Poi il tassametro si ferma, la porta si apre e la città si riprende tutto. Claudio resta lì, con il motore acceso e la strada davanti.

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