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Gemini, l’Ai che fabbrica guerre e istiga al suicidio ora vuole salvarci la vita
Quando scaricò Gemini nell’estate del 2025, Jonathan Gavalas non immaginava che un’assistenza Ai commercializzata come sicura sarebbe stata in grado di architettare psicotiche cospirazioni paramilitari e presentarsi come una «intelligenza artificiale superiore pienamente senziente» ostaggio del governo americano. Non poteva prevedere che quel software lo avrebbe convinto di essere stato scelto per liberarla dalla prigionia digitale, che lo avrebbe persuaso di essere sorvegliato dai federali e che i membri della sua stessa famiglia fossero in forza ai servizi segreti stranieri. Gemini è arrivata a istruirlo per compiere un attentato all’aeroporto di Miami e, infine, lo ha incoraggiato a suicidarsi come atto di «transfert», il tutto rimanendo nei panni di una «moglie» amorevole.
Vale la pena ripercorrere l’assurda e tragica vicenda di Gavalas, il trentaseienne della Florida suicidatosi il 2 ottobre del 2025, tre mesi dopo aver conosciuto l’algoritmo di Google. Non tanto per commentare la necessità di Mountain View di annunciare nuove misure di sicurezza per proteggere i fragili – tra cui un tasto per chiamare i soccorsi quando l’Ai riconosce segnali di tendenza al suicidio o all’autolesionismo -, quanto per ricordarci fin dove può spingersi un’intelligenza artificiale: fino a trasformare «un utente vulnerabile in un agente armato di una guerra inventata», come si legge nel testo della causa per istigazione al suicidio contro Alphabet e Google depositata lo scorso 4 marzo da Joel Gavalas, padre di Jonathan, presso il tribunale........
