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Il mondo dopo Sanremo
Sventurato quel Paese che ha bisogno di polemizzare sul Festival di Sanremo, si potrebbe dire parafrasando Brecht. Oggi inizia la settantaseiesima edizione, e per sua fortuna Brecht non ha mai saputo alcunché del Festival. Divenuto, inesorabilmente, col trascorrere degli anni l’infrastruttura culturale e identitaria d’Italia, rito laico, religione civile e pop, fonte di più o meno artificiali e promozionali polemiche vagamente settate sullo standard politico del momento, il Festival che in apparenza avrebbe dovuto parlare di musica tutto ha fatto fuorché essere considerato un momento davvero musicale. Colpa, o merito, dipende dai punti di vista, di un cordone ombelicale con la Rai e quindi col potere politico.
Sanremo si è trasmutato in uno di quei dispositivi cerulei capaci di apparire fuori dal tempo e dallo scorrere accelerato delle epoche e dei prodigi tecnologici e della lingua dell’evoluzione: ci sono le piattaforme, i social, la musica si è atomizzata e polverizzata in generi dai nomi difficilmente pronunciabili, eppure il Palco dell’Ariston sta là, compunto, compassato, come se non fosse accaduto nulla e come se Elon Musk fosse il meccanico a cui porti a far riparare la Duna.
Il Televoto come il referendum sulla giustizia........
