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Alla faccia dell’egemonia culturale
«Nulla di umano verrà fuori dal futuro prossimo», scriveva in uno slancio di nichilismo cyberpunk Nick Land. E verrebbe da rispondergli, citando un grande filosofo italiano, il Lino Banfi di Cornetti alla crema, con un sonante «ma magari!». Accade, in questo mesto Paese condannato ad affrontare le tragedie con piglio da Temptation Island e le bagattelle con tono da apocalisse, accade dicevo che lo scorso 2 giugno l’attrice Paola Cortellesi tenga via Rai un discorso sul voto delle donne, ottanta anni dopo il riconoscimento formale di tale diritto.
Paola Cortellesi, da quando ha diretto C’è ancora domani, è divenuta un’intellettuale fatta e rifinita e ha dovuto pure inforcare gli occhiali perché un intellettuale senza occhiali lascia il dubbio dell’impostura. Il discorso è stato tenuto alla presenza delle massime autorità, quelle che nelle saghe di Fantozzi venivano poi “segretamente varate”, del gotha degli artisti, da Roberto Bolle a Carlo Verdone, e ovviamente della politica tutta, di governo e di opposizione, affratellata dalla festa della Repubblica e dalla celebrazione del suffragio femminile.
Un discorso quirinalizio pieno di retorica e senza Giorgia Meloni
L’evento è stato puramente quirinalizio: tenuto in piazza del Quirinale, quindi all’aperto rispetto a........
