Archiviazioni senza fine: giustizia o accanimento?
La notizia dell’archiviazione per la sesta volta dell’indagine a carico di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, insieme ad altri ripetutamente sospettati d’essere stati i mandanti delle stragi che nel 1993 insanguinarono il Paese e che, successivamente, avrebbero dato materiale anche per un’ulteriore indagine infinita, quella della cosiddetta trattativa Stato-Mafia, questa notizia dovrebbe indurre a qualche riflessione in più sulla natura del regime giudiziario vigente in Italia.
Centrale in questa vicenda è un dato di carattere ordinamentale, vale a dire strutturale del nostro sistema penalistico: quando un’indagine è archiviata, poiché il relativo provvedimento che la chiude non segue ad una decisione con carattere di sentenza, è sempre possibile tornarvi sopra. È sempre possibile riprendere nuovamente il ‘lavoro’, se emergano nuovi elementi ovvero, per più realisticamente dire, se un altro pubblico ministero ritenga che siano emersi: e la macchina della giustizia riprende alacremente il suo corso infliggendo le sue sofferenze.
Questa iterazione, sempre che l’interesse delle Procure non scemi, può praticamente succedersi senza fine prevedibile. Come abbiamo appreso dalle cronache, l’ordinanza del tribunale di Firenze che ha archiviato l’indagine a carico di una persona non più tra noi da tre anni e di un’altra che di anni ne ha compiuti ormai ottantaquattro, lascia presagire un futuro ancora fecondo per i ricercatori degli uffici inquirenti........
