Duemila anni non bastano per non discutere più di Gesù
Accade sempre più spesso che articoli, libri e studi tornino a interrogarsi sulla storicità di Gesù. L'ultimo in ordine di tempo è quello pubblicato il 24 giugno su Storia in Network da Sarah Romero, che ripercorre alcuni testi romani e fonti non cristiane per riaccendere il dibattito sulla sua reale esistenza storica.
Non è il primo e, con ogni probabilità, non sarà l'ultimo. La domanda, però, almeno ai miei occhi, è un'altra. Perché, dopo duemila anni, continuiamo ad avere bisogno di discutere di Gesù? Forse la risposta va cercata nel tempo che viviamo. È un tempo profondamente diverso da quello dei nostri padri.
L'Europa è sempre più secolarizzata, le vocazioni sacerdotali diminuiscono, molte chiese si svuotano e il cattolicesimo, almeno in Occidente, sembra aver smarrito quella centralità culturale che ha avuto per secoli. Eppure, nello stesso momento, il numero complessivo dei cristiani nel mondo continua a crescere, superando il miliardo e quattrocento milioni di fedeli, grazie soprattutto all'Africa e a vaste aree dell'Asia.
È come se il cristianesimo non stesse morendo, ma semplicemente cambiando........
