La “primavera” di Conte già sbugiardata da Renzi
Nella storia istituzionale e politica di Giuseppe Conte, per comenasce e si caratterizzerà tra misteri, anomalie, ingiuriosi fuorionda, ribaltoni e colpi di scena da “Hyde Park” a Largo Chigi, la settimana, appena trascorsa, è stata per lui la più nera di tutte. Destinata a pesare, se non addirittura a comprometterne il futuro. Grazie al lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla emergenza Covid, si è cominciato a far luce su quel torbido intrigo, giornalisticamente definito “meccanismo”, cioè il giro di milioni di euro per appalti e consulenze, legato a un drammatico periodo. Tanti i nodi che stanno venendo al pettine.
Ma Conte, l’ex premier informato dei misfatti, invece di collaborare a far chiarezza, impreca, sfugge, minaccia e parla di fango. Da difensore della legalità e della trasparenza, quale si è sempre dichiarato, ha avuto l’opportunità di esporre nella sede giusta le sue buone ragioni. Perché l’ha sprecata? Se ci teneva sul serio a farlo, a essere interrogato, bastava dimettersi da componente della commissione. Non........
