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Vittorio Sgarbi, i monti e l’anima oltre le nuvole. “Resto dispettoso, ma non me ne compiaccio più”

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07.07.2026

Un momento del firmacopie a Bergamo

Roma, 7 luglio 2026 – “Quelle creste, quel ritmo jazz che accompagna la visione dei monti tra alti e bassi, rocce spezzate e incastri di cielo azzurro e spruzzi di bianco”. La sua montagna, che prodigiosa cascata di metafore. Altezza, profondità. E noi sotto a cercare un senso, i più intrepidi in cima come il ‘Viandante sul mare di nebbia’ di Caspar David Friedrich, che trionfalmente diventa copertina. ‘Il cielo più vicino’ è Vittorio Sgarbi come non te lo aspetti, un uomo trincerato dietro la sua cultura immensa che oggi ha imparato a tacere e passeggiare. Il critico d’arte si nasconde nel silenzio. Torna a essere il bambino che scarpinava sui sentieri con mamma e papà riempiendosi di meraviglia. Via la dialettica, via lo scontro e l’abisso della malattia. Stare su una vetta significa trovare la posizione assoluta, mettere a fuoco la tensione fra la maestosità della natura e il limite dell’uomo. A fare da filtro l’arte: da Giotto a Mantegna, da Leonardo a Tiziano. Sgarbi è a Bergamo, alla Milanesiana ha presentato il pittore Wainer Vaccari che segue da sempre. Vorrebbe essere lasciato in pace, si può........

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