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Domenico, dalla speranza al dolore. Una tragedia intollerabile

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22.02.2026

Napoli, 22 febbraio 2026 – Il piccolo Domenico. Il bambino del cuore bruciato. Senza cognome, anche se quello della madre rimbalza dappertutto e le foto di loro due insieme non sono un tabù. Senza cognome perché ai simboli non serve. Il piccolo Domenico, bambino del cuore bruciato, è il simbolo di tutto quello che ci fa piangere, ci fa paura, ci fa arrabbiare di brutto. La storia senza lieto fine che per settimane ha travolto l’Italia come non succedeva dai tempi di Vermicino, ma con il rafforzo dei social. E’ il buco nero in cui ci sentiamo risucchiati quando la realtà fa di tutto per rendersi insopportabile.

A cominciare dal dato anagrafico. Domenico aveva due anni e mezzo, l’età in cui nemmeno nelle favole i figli dell’uomo si mandano nel bosco da soli. Abbiamo fatto più o meno il callo alla nostra mortalità, quella dei cuccioli infrange l’ordine della vita e sbriciola la certezza che non può succedere, non deve. Poi succede continuamente (sotto le macchine, le bombe, nei reparti oncologici) ma il nostro sistema immunitario per fortuna continua a rigettare l’idea. C’è poi l’elemento speranza, insidiosissimo. Quando la speranza muta nel suo opposto, la disperazione, il cielo e la terra si rovesciano e anche i più forti (pensate a Patrizia Mercolino, la madre dignitosa che soffre-lotta-accetta) vengono travolti dalla nausea di una crociera tutta sbagliata.

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Un cuore era stato trovato, dopo mesi di attesa, ma era inadatto allo scopo. Un bellissimo cuore, però trattato male. Altro simbolo da perderci la testa. Tutte le storie di trapianti sono appese all’imponderabile, ma questa ha una variabile grottesca: l’errore tecnico procedurale. Lo stesso che lascia allibiti di fronte alle cartelle cliniche scambiate, all’asportazione del rene sano, alla sciatteria delle piccole cose che si trasforma in tragedia. Ci sta che l’operazione vada male.

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Ma qui entra il terzo e forse più importante motivo per cui la morte del piccolo Domenico è incandescente sul piano emotivo e diventa inaccettabile (l’intasamento di incredulità sui social ha sentori di sommossa popolare): la tragedia era evitabile. L’organo in arrivo da Bolzano è stato danneggiato dal ghiaccio sbagliato. Bruciato, inservibile, perso nella catena di responsabilità disattese. Chiedere giustizia è il minimo. Per Domenico, la sua famiglia. Per tutti quelli che hanno un cuore e lo ritengono sacro.


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