Morte di Lucia Tognela: disposta l’autopsia, il “Gaucho di Trivigno” rischia di essere indagato
Uno dei cani messi sotto sequestro; nel riquadro, Lucia Tognela
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Tirano, 25 aprile 2026 – “Lucia aveva paura dei cani”. Potrebbe essere un dettaglio non irrilevante per gli inquirenti che stanno tentando di ricostruire che cosa sia successo nel primo pomeriggio di giovedì a Lucia Tognela, la 59enne di Bianzone trovata senza vita e con gravissime lesioni da morsi di animali in tutto il corpo, a Trivigno, località montana a 1.800 metri nel comune di Tirano. Grande amante delle camminate nella natura, Lucia, moglie e madre di due figli ormai adulti, era uscita poco dopo pranzo dalla seconda casa che la famiglia possiede nella parte bassa di Trivigno. Era sola e in quella zona non c’erano altri escursionisti.
L’allarme è stato dato un’oretta e mezza più tardi e a chiedere l’intervento dei soccorsi è stato proprio il proprietario dei cani che - il condizionale resta d’obbligo - avrebbero sbranato e ucciso la donna, dopo aver notato uno dei suoi Dogo argentini coperto di sangue. Nel cercare di capire con chi si si fosse azzuffato, la scoperta del corpo della donna.
Lui è Luca Ceconi, 46 anni, che da circa tre anni a questa parte ha eletto Trivigno a propria dimora, per sé, i suoi cavalli e, appunto, i cinque Dogo argentini che ora gli sono stati sequestrati e portati al Canile consortile della Comunità Montana di Sondrio. Sui cinque animali saranno svolti accertamenti ed effettuate analisi per chiarire meglio l’eventuale responsabilità nel decesso della donna.
Soltanto nei prossimi giorni, in vista dell’autopsia sul corpo di Lucia che si dovrebbe svolgere tra martedì e mercoledì all’obitorio dell’ospedale di Sondrio (ad eseguirla è stato chiamato l’anatomopatologo Luca Tajana dell’Istituto di medicina legale dell’Università di Pavia) si saprà anche se Ceconi - da solo o con altri - sarà iscritto nel registro degli indagati, nel suo caso verosimilmente per omicidio colposo e omessa custodia degli animali.
Al momento sono e restano tre le ipotesi su cui la Procura e i carabinieri di Tirano guidati dal capitano Riccardo Angeletti stanno lavorando: l’aggressione mortale da parte di uno o più cani, magari proprio perché la donna, temendoli, ha tentato di fuggire; un suo iniziale malore, con gli animali che poi hanno infierito sul corpo e, ancora, l’iniziale ferimento da parte di altri selvatici, cui poi si sono aggiunti i morsi del cane o dei cani di Ceconi.
Quel che è certo è che il “gaucho di Trivigno“, così è conosciuto Ceconi, era temuto proprio per la gestione del tutto disinvolta dei suoi cani che negli anni gli ha fatto collezionare anche diverse denunce e controlli da parte della polizia locale, su segnalazione di persone impaurite.
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