Il dossier legge elettorale. Un’altra proposta “mista” con un vincitore incerto
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Roma, 2 marzo 2026 – La proposta di legge elettorale dei partiti di maggioranza (prima firma Malan) segue la stessa logica di tutti i sistemi elettorali adottati in Italia dal 1993 a oggi: rende possibile un certo grado di pluralismo partitico (con la quota proporzionale) incentivando al tempo stesso la dinamica bipolare e la stabilità dei governi (attraverso il premio di maggioranza). Il 17,5% dei seggi verrebbe assegnato in blocco al partito o alla coalizione che ottiene più voti, purché questa aggregazione politica abbia ricevuto almeno il 40% dei consensi. La stessa quota viene messa in palio in un secondo turno di ballottaggio, nel caso in cui al primo turno nessuna coalizione raggiunga il 40% e le due coalizioni più votate ottengano almeno il 35% dei voti. Esiste l’eventualità che il premio non venga assegnato, ma oggi appare remota. Le condizioni previste perché accada si sono verificate, dal 1994 ad oggi, solo nel 2018. La proposta stabilisce inoltre un tetto al premio: la coalizione vincente non può ottenere più di 230 seggi alla Camera e 114 seggi al Senato, al netto dei seggi assegnati nelle circoscrizioni estero.
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Come si può notare dal grafico, dall’ottobre 2022 alla fine del 2024, le intenzioni di voto stimate per l’aggregato del centrosinistra largo erano superiori a quelle stimate per i partiti di centrodestra. Poi la distanza si è ridotta, quando i partiti del centrosinistra allargato al M5s hanno iniziato a stipulare stabilmente accordi di coalizione per le elezioni comunali e regionali: hanno perso per strada un po’ di elettori scontenti, ma hanno dimostrato di essere competitivi. Quindi, a oggi, l’esito delle prossime elezioni politiche è incerto e non si sa chi potrà beneficiare del premio.
Possiamo però dire quanti seggi verrebbero assegnati alla coalizione vincente in funzione della percentuale di voti che avrà ottenuto al primo turno. Il calcolo dipende anche dalla percentuale dei voti espressi a favore di partiti che non superano la soglia di sbarramento (3%). Per questo la tabella riporta tre scenari in cui l’entità dei voti “sprecati” è pari al 9%, al 6% o al 3%.
Se la coalizione più votata vince al secondo turno, avendo preso al primo turno il 36-38% dei voti, potrebbe non ottenere la maggioranza assoluta dei seggi. Ma è poco probabile e, laddove accadesse, ci sarebbero in parlamento “terze forze” il cui consenso potrebbe essere richiesto per ampliare la base parlamentare del governo. Se invece vince con oltre il 46% dei voti, può arrivare fino al 58-59% dei seggi. Con il sostegno di una maggioranza relativa dell’elettorato, sarebbe quindi in condizione di eleggere il presidente della Repubblica senza bisogno di cercare c onvergenze nel fronte opposto.
Al netto di questo difetto: il progetto è in linea con indirizzi di politica istituzionale a lungo condivisi dai due poli; la scelta delle soglie appare a prima vista compatibile con le indicazioni della Corte; il modo in cui è prevista l’indicazione, da parte di ciascuna coalizione, della "proposta per l’incarico di presidente del Consiglio" appare rispettoso delle prerogative del Capo dello Stato. Inoltre, se è vero quanto i leader dei due poli dicono, di essere reciprocamente alternativi, dovrebbe essere di comune interesse che il sistema elettorale attenui il rischio del pareggio e dello stallo, cosa molto probabile con la legge elettorale attualmente in vigore.
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