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La nostra barca dei sogni, Ravenna fa il lifting al mitico Moro di Venezia

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La squadra del mitico equipaggio del Moro con Raul Gardini

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Ravenna, 30 marzo 2026 –  C’è un’immagine che, forse più di ogni altra, riassume il coraggio, l’ambizione, i risultati – in una parola, l’età dell’oro ‘contemporaneo’ – di una città che, almeno negli anni ‘90, non si accontentava dell’orizzonte, ma voleva andare oltre. Quell’immagine ha il colore del carbonio e la forma di una sfida impossibile. È il profilo del Moro di Venezia III, che da anni ‘riposa’ sulla testata della Darsena di città a Ravenna, quasi a voler sorvegliare il lento scorrere dell’acqua a pochi passi dal centro, tra il moderno skyline industriale e le memorie bizantine.

Il restyling del Moro di Venezia

Ma il tempo, si sa, non è cortese con chi è nato per fendere i flutti, e quella vernice che un tempo brillava sotto il sole di San Diego ha iniziato a mostrare qualche ruga. Oggi, però, quella stanchezza sta per essere cancellata. Grazie a un protocollo d’intesa che unisce l’Autorità di Sistema Portuale, il Comune di Ravenna, la Fondazione Raul Gardini e diverse realtà del territorio, il Moro III si prepara a un profondo restyling.

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Non è solo un’operazione di manutenzione straordinaria finanziata con circa 30mila euro, né un semplice accordo tecnico tra enti pubblici e privati. È, a tutti gli effetti, la restituzione di un pezzo di anima a un’intera comunità che, in quel magico 1992, smise di dormire per seguire il sogno della Coppa America. Parlare del Moro di Venezia significa evocare la ‘Ravenna da bere’, ma soprattutto quel visionario di Raul Gardini.

Il Moro simbolo di un’ambizione, alla conquista degli oceani

Per Ravenna, per gli sportivi, per gli esteti e per gli appassionati di vela, quella barca non è mai stata solo un oggetto tecnologico d’avanguardia; è stata il simbolo di un’ambizione che partiva dalle ‘campagne’ ravennati per conquistare gli oceani. Era l’idea che un gruppo di uomini, guidati da un leader carismatico, potesse sfidare i giganti del mondo con l’arma della bellezza e dell’ingegno. Oggi, chiunque passi davanti alla Darsena di città, non scorge solo uno scafo da Coppa America ma vede il simbolo di un’epoca. Simbolo che verrà riportato all’antico splendore con una pulizia generale e col ripristino dell’originario colore rosso.

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Il restyling, che vedrà il coinvolgimento operativo del Circolo Velico Ravennate ed il supporto logistico della Compagnia Portuale, trasformerà il Moro anche in un fulcro di eventi. Il progetto, che si estende fino al 2029, punta a fare di questo monumento ‘sospeso’, il centro gravitazionale della cultura del mare. Sarà un pilastro fondamentale per Ravenna Capitale Italiana del Mare 2026, ma il suo valore travalica – ora come allora – i confini locali.

La tradizione di Ravenna legata alla Coppa America

Il Moro appartiene all’immaginario collettivo di una terra e di una regione che ha nel sangue la meccanica, la velocità e la sfida al mare. Vederlo tornare agli antichi splendori, sarà come riaccendere un faro. Arrivando in città col treno o passeggiando lungo il canale Candiano, si ritroverà un campione pronto a raccontare ancora la propria storia, simbolo della sfida velistica al mondo di Gardini e della sua Ravenna.

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“Ravenna – ha commentato Matteo Plazzi, oggi presidente del Circolo Velico Ravennate, ma nel 2010 vincitore della Coppa America su Oracle – ha una lunga tradizione legata alla Coppa America. A partire dal 1982 con Cino Ricci fino ai giorni nostri, personaggi ravennati sono sempre stati presenti a tutte le edizioni in cui l’Italia ha partecipato. Il Moro, come lo chiamano con familiarità i ravennati, non è solo un ricordo, ma rappresenta un simbolo identitario della città, un bene culturale che Ravenna riconosce come parte della propria storia e sicuramente merita più attenzione di quanto gli sia stata riservata negli ultimi anni”.

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