Gli errori nel trapianto di Domenico, il legale: “Nessun indagato a Bolzano”. Il racconto choc degli infermieri del Monaldi
Napoli, 26 febbraio 2026 – Non ci sarà nessun indagato a Bolzano nell’inchiesta del bambino morto dopo il trapianto di cuore danneggiato. Lo annuncia l'avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del piccolo Domenico Caliendo. "La Procura di Napoli, dopo aver svolto tutte le indagini, anche attraverso i Nas di Bolzano, non intende indagare graniticamente nessuno a Bolzano – spiega –. Addirittura hanno fatto arrivare i medici da Innsbruck al confine, e li hanno sentiti, per non dover fare un'istanza europea. I Nas di Bolzano hanno svolto un'indagine molto ampia, facendo persino una simulazione del versamento del ghiaccio secco all'interno del box".
"Non c'è nessun errore di Bolzano, non c'è nessuna negligenza di Bolzano, ovviamente per la procura di Napoli", prosegue l'avvocato che poi fornisce una ricostruzione di quanto avvenuto dopo l'espianto del cuore. L'Oss che ha fornito il ghiaccio secco alla dottoressa che ha eseguito l'espianto del cuore dal donatore, "l'ha portata dove era stipato il ghiaccio secco, ha chiesto alla dottoressa se questo ghiaccio andava bene e la dottoressa ha confermato che andava bene il ghiaccio". "L'Oss non ha nessuna qualifica, nessuna culpa in viligilando relativamente a questa situazione. L'ospedale di Bolzano non è un centro trapiantologico. Il ghiaccio secco ha motivo di esserci perchéfanno conservazione ai tessuti", sottolinea ancora Petruzzi, attribuendo, per questa parte, la completa responsabilità alla cardiochirurga dell'ospedale Monaldi.
Le testimonianze choc degli infermieri
Il legale sottolinea poi che "sono emersi dettagli scioccanti, dettagli 'splatter'" dalle testimonianze acquistite dagli inquirenti. Scioccante è infatti, secondo quanto riportano alcuni quotidiani, il racconto tre infermieri presenti in sala operatoria all'arrivo del cuore da Bolzano. "Provammo a scongelare il cuore con acqua fredda, poi tiepida, infine calda. Ma non servì a nulla. Il cuore era una pietra di ghiaccio", si legge negli atti. Il cestello venne estratto, dentro c'era il cuore trasformato in un pezzo di ghiaccio. Di qui i tentativi disperati degli operatori sanitari. Poi la decisione del cardiochirurgo Guido Oppido, per lui inevitabile, "per assenza di alternative" di trapiantare comunque il cuore a Domenico che sarebbe morto due mesi dopo. Le testimonianze dei tre infermieri aprono un altro squarcio sulle drammatiche fasi di quel pomeriggio del 23 dicembre scorso.
