La nuova economia sociale: libertà e mercato regolato, un welfare che emancipa
Nell'immagine d’archivio, lavoro in fabbrica nell'Italia della prima metà del Novecento
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Roma, 26 settembre 2026 – Il punto d’arrivo della riflessione sulla crisi delle democrazie liberali non è un compromesso fra due sconfitte. È una diversa idea di emancipazione nella libertà. Il liberismo degli anni Novanta ha scambiato l’apertura dei mercati per la loro autoregolazione e ha lasciato troppi cittadini soli davanti alla globalizzazione. Lo statalismo neo-marxista continua invece a immaginare che più proprietà pubblica, più spesa e più trasferimenti bastino a ricostruire uguaglianza. L’uno ha subordinato la società al mercato; l’altro rischia di subordinare la persona allo Stato. Il nuovo liberalsocialismo nasce dal rifiuto di entrambe le dipendenze.
Lo si chiami liberalsocialismo o liberalismo sociale o nuova economia sociale di mercato, non è una Terza via restaurata né una formula centrista (nel senso del compromesso per sopravvivere). È un progetto radicale: ricostruire le istituzioni della libertà. Il mercato non è natura, ma un ordinamento fatto di leggi, concorrenza e limiti al potere economico. Lo Stato non è proprietario della società, ma garante dei diritti e produttore dei beni pubblici. Alfred Müller-Armack definiva l’economia sociale di mercato come la combinazione, su una base concorrenziale, di libera iniziativa e progresso sociale. Il Trattato sull’Unione europea indica infatti una “economia sociale di mercato fortemente competitiva”, orientata alla piena occupazione e al progresso sociale.
Carlo Rosselli aveva compreso che........
