L’assalto del branco in via Bocconi dopo la serata al fast food: “Chi è la putt... qui?”, e partono i fendenti
Il branco protagonista dell'aggressione ripreso in strada dalle telecamere di videosorveglianza
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Milano, 6 marzo 2026 – “Avere le armi per Milano è da putt...”. È da poco passata la mezzanotte del primo febbraio, siamo ai tavolini del Mc Donald’s di viale Sabotino. Marco (nome di fantasia) è arrivato da Chiavenna con Andrea (altro nome di fantasia) per incontrare un amico e trascorrere insieme la serata nei locali di Porta Romana: del gruppo fanno parte pure altri quattro ragazzini, tutti minorenni. È uno di loro a vantarsi di avere con sé un tirapugni e una lama nascosta nelle mutande; ed è a lui che Marco rivolge quella battuta, che sulle prime non genera alcuna reazione. Circa tre ore dopo, alle 3.20, la comitiva si ritrova al parco Ravizza: parte una sfida di flessioni, poi i due sondriesi salutano la compagnia per raggiungere la Centrale e prendere il regionale che li riporterà a casa.
È in quel momento che G.F., diciassettenne nato a Milano da genitori originari dello Sri Lanka e residente al Corvetto, rinfaccia a Marco lo sfottò al fast food: "Perché mi hai dato della putt.? Qua la putt. sei tu!". Andrea si frappone subito tra i due per difendere l’amico e l’altro gli urla “Fatti i c. tuoi”, per poi svuotargli in faccia una bomboletta di spray al peperoncino. Marco sferra due cazzotti a G.F., che, in difficoltà, chiede manforte agli altri tre: “Datemi un coltello, datemi un coltello”. Spunta un bilama con manico nero e lungo “una spanna”: il diciassettenne colpisce per due volte, alla testa e al torace, a un soffio dal cuore del bersaglio.
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Il referto del medico
Il medico del Policlinico che lo riprenderà per i capelli dirà: "Si presentava pallido, ipoteso e in ipotermia, avendo al tatto la temperatura corporea fredda – le sommarie informazioni testimoniali ai carabinieri –. Aveva perso molto sangue, aveva circa 1,5 litri di sangue nel cavo toracico destro, aveva una ferita all’altezza dello sterno, lato destro, penetrante a incavo: questa ferita era potenzialmente mortale se non fossimo intervenuti immediatamente”. Dopo i fendenti, Andrea crolla a terra, ma agli aggressori non basta: lo prendono a calci e pugni mentre sta perdendo conoscenza, prima di allontanarsi. Le telecamere che riprendono parzialmente la scena ne immortaleranno le risate e i ghigni compiaciuti durante la fuga.
Una fuga durata poco più di un mese. Sì, perché all’alba di ieri i carabinieri della Compagnia Monforte, coordinati dal pm della Procura dei minori Brunella Sardoni, hanno arrestato per tentato omicidio e portato in carcere al Beccaria il presunto materiale e i tre complici, un sedicenne e un diciassettenne pure loro di origini cingalesi (uno residente al Corvetto e l’altro a Muggiano) e un altro diciassettenne che vive in zona Giambellino con i genitori marocchini. “I minori, nonostante la vittima fosse già in una condizione di evidente sofferenza e vulnerabilità a seguito della coltellata allo sterno, si sono tutti accaniti sulla stessa riversa al suolo e sanguinante con calci e pugni – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare del gip Sofia Caruso –. Tale circostanza dimostra senza alcun dubbio una pacifica adesione da parte di tutti i co-indagati alla condotta criminosa”.
L’inchiesta-lampo è stata indirizzata sin dall’inizio nella direzione giusta dalle dichiarazioni dell’amico comune, che ha fornito dettagli decisivi per risalire all’identità dell’accoltellatore e dei picchiatori: del primo, in particolare, ha fornito il soprannome e le generalità di una parente, mentre di un altro ha condiviso il profilo Instagram (dal quale l’altro ha provato a contattarlo più volte, ricevendo come risposta “Abbiamo chiuso”). I sospettati, peraltro identificati la sera prima dai militari del Radiomobile in via Bocconi dopo una chiamata al 112 per un’aggressione, sono stati riconosciuti senza ombra di dubbio nell’album fotografico preparato dagli investigatori dell’Arma.
La riflessione del giudice
"Appare particolarmente allarmante – riflette il giudice nel provvedimento – che i quattro indagati abbiano partecipato alla grave aggressione dopo essere stati fermati per un controllo dalle forze dell’ordine, poche ore prima dei fatti, dimostrando di non avere alcuna capacità di frenare i propri impulsi violenti né alcun timore delle conseguenze penali che potrebbero derivare dalle proprie condotte laddove individuati come autori di crimini”.
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