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Col coltello in classe. Giovani, rabbia e fragilità: cosa sta accadendo nelle scuole italiane

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24.02.2026

Negli ultimi mesi, gli episodi di violenza nelle scuole italiane sono diventati una presenza ricorrente nel dibattito pubblico, uscendo dalle cronache locali per occupare stabilmente l’attenzione nazionale: aggressioni tra coetanei, atti di bullismo, casi di violenza sessuale all’interno degli istituti, episodi di branco ripresi e rilanciati sui social. Fatti che scuotono famiglie, dirigenti, amministrazioni e alimentano un senso di inquietudine diffusa. Le scuole, tradizionalmente percepite come luoghi di formazione e protezione, sembrano talvolta trasformarsi in spazi attraversati da conflitti e sopraffazioni, dove la sicurezza fisica ed emotiva non può più essere data per scontata.

Il metal detector a scuola la trasforma in uno spazio di sospetto permanente. E sposta il problema senza risolverlo

Dietro questi episodi ci sono volti e storie che non si lasciano ridurre né all’allarmismo del “è peggio di prima” né a risposte esclusivamente punitive. Parlano di un disagio più profondo, che investe i legami educativi, le reti di relazione, l’immaginario collettivo. La domanda è tanto semplice quanto urgente: stiamo assistendo a un’escalation reale di violenza tra giovanissimi o stiamo finalmente vedendo ciò che prima restava sommerso?

Per provare a rispondere abbiamo parlato con Maria Antonietta Gulino, presidente del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi. La sua posizione tiene insieme entrambe le dimensioni.

"Probabilmente tutte e due”, spiega. “Oggi vediamo di più: social, media e una sensibilità pubblica diversa rendono visibili episodi che un tempo restavano confinati nei corridoi delle scuole. Ma non possiamo ignorare il contesto storico in cui questi ragazzi stanno crescendo: pandemia, isolamento, precarietà sociale, incertezza diffusa. La violenza non nasce mai dal singolo. È un fenomeno........

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