Stretto di Hormuz chiuso: le possibili conseguenze sul nostro carrello della spesa
Una petroliera bloccata per la chiusura dello Stretto di Hormuz (Ansa)
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Roma, 6 marzo 2026 – Qual è l’impatto della chiusura dello stretto di Hormuz sui mercati delle commodity agroindustriali? E cosa sta cambiando negli scenari globali a seguito dell’inasprirsi delle tensioni in Medio Oriente e delle conseguenti criticità nel traffico marittimo? Da questi interrogativi sono partiti Carlotta De Pasquale e Filippo Roda, analisti di Areté - società indipendente di monitoraggio e previsioni sui mercati delle commodity agrifood – per delineare un quadro dei possibili effetti delle recenti tensioni sui mercati energetici e agroindustriali. Il webinar dedicato all’argomento, gratuito e accessibile da venerdì 6 marzo previa registrazione (qui il link per l’accesso).
Una nuova fase di volatilità sui mercati globali
A partire dal 2020, il susseguirsi di eventi capaci di rendere il contesto macroeconomico instabile e turbolento come mai visto in precedenza – basti pensare alla pandemia, alla crisi degli approvvigionamenti, all’invasione russa dell’Ucraina e alla guerra dei dazi, solo per citarne alcuni – hanno alimentato la volatilità dei mercati in cui operano le filiere dell’agrifood. In una congiuntura già così complessa, all’indomani dei raid statunitensi e israeliani in Iran, i prezzi di petrolio e gas naturale hanno registrato rialzi significativi (rispettivamente +15% e +70%), con potenziali ripercussioni lungo tutta la filiera agroindustriale. Dopo questa premessa, i due esperti di Aretè passano ad analizzare nel dettaglio gli effetti del blocco di Hormuz sul comparto energetico. Il rialzo del Brent nei primi giorni di guerra Quello energetico è stato, appunto, il primo settore a reagire allo scoppio del conflitto nell’area del Golfo Persico. Lo stretto di Hormuz è, infatti, uno snodo cruciale sia per il commercio del petrolio (da qui passa il 30% del flusso mondiale), sia per il gas naturale liquefatto (da qui passa il 20% del gnl del pianeta). Il rialzo relativamente ‘moderato’ delle quotazioni di greggio (tra il 12 e il 15% dall’esplosione del conflitto, pari a poco più di 80 dollari al barile) si deve al fatto che il petrolio viene da un periodo di prezzi stabili e domanda debole, causata dal rallentamento delle economie asiatiche (in particolare della Cina), nonché all’incremento dell’offerta deciso dai Paesi Opec+.
Impatto più destabilizzante per il gnl in Europa
Assai più fragile si è rivelato, invece, il mercato del gas liquefatto, soprattutto a livello dell’Unione europea. La guerra russo-ucraina ha eliminato dai giochi la Russia, che assicurava ai Paesi Ue circa il 40% del loro fabbisogno. Per affrancarsi dal gas russo, l’Ue si è affidata principalmente alle importazioni di gnl (gas naturale liquefatto) che, tuttavia, comporta maggiori costi di trasporto e rigassificazione e rende, di fatto, i Paesi importatori dipendenti da infrastrutture localizzate e assai più esposti all’arena competitiva globale. Il continente europeo sarebbe, infatti, toccato solo parzialmente dalla chiusura di Hormuz, poiché i Paesi del Golfo non figurano tra i principali fornitori dell’Ue (ruolo che spetta, invece, a Norvegia e Stati Uniti). Ma, poiché il Qatar rappresenta circa un quinto del commercio globale di gas liquefatto, la sospensione delle attività della principale compagnia nazionale qatariota, in seguito al blocco di Hormuz, ha immediatamente ridotto i carichi disponibili in primis per l’Asia e aumentato la competizione con l’Europa. La reazione dei prezzi è stata immediata.
Gli analisti, però, rassicurano: il rischio di uno shock energetico non è minimamente paragonabile – almeno per ora – a quello profilatosi nel febbraio 2022, all’indomani dell’invasione russa in Ucraina. Lo confermano gli incrementi registrati in questi giorni che, seppur significativi, sono ben lontani dai picchi record toccati quattro anni fa: basti pensare che, all’epoca, il gas naturale sfondò, nell’arco di poche ore, la soglia dei 300 euro/Mwh. A oggi, la quotazione al Ttf di Amsterdam si attesta intorno ai 53 euro per Megawatt-ora. La volatilità del mercato del gas è ulteriormente alimentata dalla disponibilità, nei Paesi Ue, di scorte inferiori alla media stagionale (attualmente intorno al 30%), a causa delle temperature più basse. Ciò limita sensibilmente il margine di assorbimento di nuovi shock.
Le commodity agrifood
Attualmente non si riscontrano impatti diretti sulle quotazioni delle materie prime dell’agroalimentare, le cui oscillazioni non hanno superato, negli ultimi giorni, il range dell’1-2%. Restano tuttavia da monitorare con attenzione, nei prossimi giorni, i possibili effetti indiretti della crisi energetica: si prevedono, infatti, un incremento dei costi necessari per la trasformazione dei prodotti (ad esempio, i costi per la lavorazione della barbabietola da zucchero); un aumento della domanda di oli vegetali per applicazioni nel comparto energetico (con conseguente incremento dei prezzi) e, infine, un effetto a cascata sui costi di trasporto e logistica per le materie prime provenienti dalle aree coinvolte nel conflitto (ad esempio, lo zucchero e il cacao).
Tra gli effetti indiretti del blocco di Hormuz, gli esperti prevedono anche un incremento dei prezzi dei fertilizzanti, dovuto a svariati fattori. Intanto, gran parte dei fertilizzanti è prodotta avvalendosi del gas naturale (un esempio su tutti, i concimi azotati sintetici): non è un caso, infatti, che i Paesi dell’area del Golfo siano tra i principali esportatori mondiali di questo genere di prodotti e che una percentuale elevata transiti proprio dallo stretto di Hormuz. Anche in questo caso, dunque, l’Ue è particolarmente esposta al rischio di ammanco di fertilizzanti perché deve già fare a meno di quelli forniti dalla Russia, primo produttore mondiale. Ciò potrebbe avere un effetto soprattutto sui seminativi: questi ultimi necessitano, infatti, di notevoli apporti di prodotti chimici, perché particolarmente interessati dai danni provocati dal cambiamento climatico e dalle avversità atmosferiche.
Logistica e packaging
Il noleggio di un grosso tanker da 300mila tonnellate di greggio è passato da circa 50mila dollari al giorno per gran parte del 2025 a 480mila dollari oggi, secondo Arctic Securities Research. La polizza assicurativa contro incidenti ai mezzi e alle squadre di addetti è esplosa da mille dollari al giorno a centomila, solo per il tratto di mare coinvolto nel blocco. Bastano questi pochi numeri a far capire quanto potranno influire i costi collegati alla logistica sulle commodity da trasportare, così come il packaging sarà influenzato dall’ammanco nella disponibilità di petrolio. I futures del Pet sul mercato cinese sono infatti già schizzati del +7% in pochi giorni, mentre l’alluminio (già reduce da un trend rialzista consistente nell’ultimo anno) ha già registrato un +8%.
Contesto diverso dal 2022
Anche nel caso delle materie prime agroindustriali – ribadiscono gli analisti – non siamo, per il momento, davanti al rischio di uno shock simile a quello verificatosi nel 2022, soprattutto per le sostanziali differenze nel contesto instauratosi a livello globale. Nel 2022 si era nel pieno della ripartenza post-pandemia (soprattutto in Cina) e le scorte erano in una fase di forte erosione, con le difficoltà di approvvigionamento e i ritardi nelle forniture che tutti noi, probabilmente, ricordiamo. Oggi, dopo anni di inflazione e rincari generalizzati, la domanda di beni dell’agrifood è calata considerevolmente, tanto che alcuni mercati – in primis, cacao, cereali e legumi – sono andati incontro a surplus inaspettati e, dunque, a cali significativi nelle quotazioni. Tuttavia, gli scenari cambieranno se il conflitto dovesse perdurare. In tal caso, il protrarsi della guerra porterebbe innanzitutto a un rallentamento ulteriore delle economie (soprattutto in area asiatica), che determinerebbe, a sua volta, un calo ancor più spiccato della domanda e una propensione minore, da parte delle banche centrali, a promuovere politiche espansive, finalizzare a stimolare i consumi delle famiglie e gli investimenti da parte delle imprese.
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