Riserve di gas in calo, in Germania ai minimi storici: quanto dobbiamo preoccuparci in Italia? I timori per il prossimo inverno
Roma, 24 febbraio 2026 – In Europa è scattato l’allarme gas: in Germania – principale possessore di riserve di metano nel continente – il livello di stoccaggio è, da qualche settimana, ai minimi storici, tanto che le istituzioni tedesche stanno pensando a misure d’emergenza in caso di nuove ondate di gelo. Ciò fa temere per le scorte di tutti i Paesi europei: secondo una recente rilevazione di Gas infrastructure Europe, il livello di stoccaggio medio, in Ue, è attualmente al 32,5% della capacità complessiva. Lo scorso anno, in questo periodo, eravamo al 39%. Gli esperti di settore, intervistati dall’agenzia di stampa Reuters, parlano di ‘serio rischio’ di precipitare al di sotto della soglia critica del 30% se il freddo dovesse prolungarsi fino a marzo inoltrato.
È decisamente più ottimista Davide Tabarelli, presidente e fondatore di Nomisma Energia, che però ribadisce la necessità di diversificare gli approvvigionamenti e incentivare l’autonomia energetica del nostro Paese e, più in generale, dei Paesi Ue.
In Italia riserve di gas più ampie della media Ue
"In Italia non si intravedono criticità nell’immediato – rassicura Tabarelli – almeno per due ragioni: innanzitutto, le temperature attese nei prossimi dieci giorni sono decisamente più miti della norma, dunque i consumi domestici di gas sono previsti in netto calo. Salvo ondate di gelo impreviste, tra un mese sarà primavera. Inoltre, l’Italia registra attualmente un livello di stoccaggio più elevato della media europea: siamo attorno al 51% della capacità complessiva. Lontani dal 60% dello scorso anno, ma in una situazione relativamente tranquilla”. Assai meno tranquilla la situazione della Germania, le cui scorte in questi giorni non vanno oltre il 22,33% a 56,07 TWh, contro il 51% a 115,69 TWh della fine di febbraio 2025.
Nonostante lo svuotamento progressivo delle riserve, il prezzo del gas risulta in calo, proprio grazie a temperature più miti e importazioni adeguate. Lunedì 16 febbraio i contratti future sul mese di marzo hanno chiuso a 30,92 euro al MWh. Il calo è proseguito il giorno dopo, quando la seduta si è chiusa a 31,85 euro. La calma piatta sui prezzi è data sia dagli apporti dalla Norvegia, sia dal gnl (gas naturale liquefatto) americano: entrambi rappresentato, ormai, il 60% del gnl complessivo importato in Europa. Da qui il recente campanello d'allarme del commissario all'energia Dan Jorgensen a Bruxelles, il quale ha invitato i Paesi membri a evitare di "sostituire una dipendenza energetica con un'altra", passando da Mosca a Washington.
L’incognita sulle scorte per l’inverno che verrà
Il problema vero, secondo Davide Tabarelli, sarà ora ricostituire le scorte in vista dell’inverno 2026/2027: un’operazione che ha inizio proprio in queste settimane e deve concludersi entro l’estate. Per riportare le riserve al livello con cui l’Europa ha iniziato la stagione fredda del 2025 serviranno, però, circa 60 miliardi di metri cubi di importazioni di gas. Da dove prenderli? A inizio gennaio l’Ue ha stabilito che, entro il 2027, eliminerà totalmente le importazioni di gnl e gas provenienti dalla Russia. Parliamo di una riduzione delle forniture stimata in 33 miliardi di metri cubi da qui al 2028, che rischia di mettere a dura prova tutti i paesi del vecchio continente. "La guerra russo-ucraina, di cui proprio oggi ricorre il quarto anniversario, è stata uno shock per i mercati internazionali – prosegue Tabarelli –. L’effetto di tali shock può durare anche per diversi anni, come dimostrano l’estrema volatilità e le continue oscillazioni dei prezzi del gas. Fattori che, uniti alla speculazione, pesano gravemente sulle capacità di riserva dei Paesi Ue”.
Armi: Buy European contro Buy American. La nuova tensione tra le due sponde dell’Atlantico e le minacce Usa
La soluzione? Avere un buon mix energetico
Se gli effetti del lungo conflitto russo-ucraino si traducono, di fatto, in una riduzione del 40% dei volumi di gas, l’imperativo categorico - per l’Italia e, più in generale, per i Paesi Ue – è "puntare su un buon mix energetico”, dice Tabarelli. In uno scenario globale in cui l’80% dell’energia si produce ancora con i combustibili fossili, le fonti rinnovabili sono sì preziose, ma non risolutive. “Per riscaldare le abitazioni delle famiglie e alimentare l’industria serve ancora il gas – ribadisce Tabarelli –. Nella speranza che la crisi tra Usa e Iran non degeneri in un conflitto che impatterebbe su tutto il Medio Oriente e, dunque, sulle quotazioni di petrolio e gas, l’unica soluzione al momento percorribile è intensificare la produzione nazionale. Non dimentichiamo che in Basilicata e al largo del mar Adriatico abbiamo riserve che potrebbero essere sfruttate per ridurre la nostra dipendenza dall’estero. Importiamo 60 miliardi di metri cubi all’anno di gas, anche dagli Usa: una follia che ci costa moltissimo. Abbiamo solo 3 miliardi di produzione interna, ma potremmo arrivare, con investimenti oculati e una visione lungimirante, almeno a 15-20 miliardi di metri cubi”.
