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L’Europa a portata di razzo: "Se coinvolta, l’Italia rischia"

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22.03.2026

Un KC-130J Super Hercules decolla dalla base di Sigonella, in Sicilia (Ansa)

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Il lancio di due missili balistici contro la base congiunta anglo-americana sull’isola di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, preoccupa l’Europa. Per quanto uno sia stato intercettato e l’altro abbia avuto un malfunzionamento in volo, l’attacco avrebbe avuto una gittata di 3.810 chilometri, una distanza che, di fatto, potrebbe permettere a Teheran di colpire il Vecchio Continente.

Un fatto nuovo, ma che non dovrebbe teoricamente sorprendere, come spiega Pietro Batacchi, direttore di Rid-Rivista italiana difesa.

Batacchi, un attacco del genere era pensabile?

"Stati Uniti e Israele stanno distruggendo ciò che è in superficie nella parte occidentale, ma gli attacchi sono molto più rarefatti nelle aree centrali e orientali. Non sappiamo che cosa ci sia effettivamente in quelle zone e Teheran potrebbe aver mantenuto una certa capacità di produrre armi e di continuare a rappresentare una minaccia".

Dotata di questa gittata missilistica, Teheran potrebbe colpire l’Europa (considerato che tra Iran e Italia ci sono meno di 3mila chilometri)?

"È molto complicato dirlo. Tendenzialmente, però, no, soprattutto perché Teheran non ha interesse a colpire Paesi fuori dal conflitto".

Se l’Italia concedesse l’uso delle basi agli Usa sarebbe maggiormente in pericolo?

"I pericoli ci sono e non ci sono. Non si può escludere che, con il proseguire della guerra, gli Usa decidano di utilizzare parte del loro arsenale, come le granate di artiglieria presenti nella base toscana di Camp Darby".

"Questo ci espone relativamente al fatto che l’Italia è un alleato degli Usa e che, in qualche modo, supporta quanto sta avvenendo".

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