“Elezioni in Ungheria, il tracollo di Orban dopo 16 anni è una vittoria per l’Ue e una sconfitta per Trump e Putin”
Il primo ministro ungherese Viktor Orban saluta i supporter dopo la sconfitta a Budapest
Articolo: Risultati elezioni Ungheria 2026, proiezioni in tempo reale. Chi vince tra Orban e Magyar
Roma – “Una vittoria per l’Unione europea e una sconfitta per Trump e Putin”. È questa la sintesi che emerge dalle parole di Nathalie Tocci, direttrice dell’Istituto affari internazionali, a seguito del successo elettorale di Pétar Magyar e del suo partito Tisza. Termina così, dunque, il governo di Viktor Orban, durato ininterrottamente per sedici anni.
Questa vittoria di Pétar Magyar che cosa significa?
"Dal punto di vista interno questa vittoria apre alla possibilità di un ritorno alla democrazia in Ungheria, mentre sul piano internazionale abbiamo un successo molto più netto: si tratta infatti di una battuta di arresto per il nazional-populismo globale, dato che Viktor Orban ne è un simbolo”.
Oltre il 77%: c’è stata una grande affluenza.
"È evidente che gli ungheresi sapessero quanto fosse alta la posta in gioco. Chi si opponeva a Orban era probabilmente consapevole che questa sarebbe stata forse l’ultima elezione libera e democratica che si sarebbe tenuta in Ungheria. Inoltre, non va dimenticata l’importanza dell’esito del voto a livello internazionale: Viktor Orban governava ininterrottamente dal 2010, quando ancora Donald Trump era solo un immobiliarista, Nigel Farage un europarlamentare e Giorgia Meloni un ministro del governo Berlusconi. Orban c’era prima di tutti loro, era un simbolo della destra nazional-populista e questo gli ungheresi lo sapevano”.
Come cambierà l’atteggiamento di Budapest nell’Ue?
"Magyar non è esattamente un federalista europeo, ma non agirà come Orban. Questo non vuol dire, per esempio, che l’Ungheria sposerà l’integrazione dell’Ucraina nell’Unione in forma accelerata, ma non sarà più un ostacolo come lo è stata fino ad oggi”.
La visita in Ungheria di JD Vance è stata un’ingerenza plateale. È uno schema che rivedremo anche in futuro, magari in Italia?
"Certamente, anche perché lo abbiamo già visto in Germania e in Romania. La particolarità però non è tanto l’ingerenza in sé, ma il fatto che si sia mosso direttamente il vicepresidente statunitense per un Paese della periferia europea, abitato da poco meno di dieci milioni di persone. L’Ungheria non ha un peso economico particolare, ma è stata l’apripista a tutto il movimento della destra nazionalista che vede Viktor Orban come un paladino. La sua sconfitta infatti rappresenta una sorta di terremoto nella rete delle destre, e questo timore ha portato alla mobilitazione dello stesso Vance”.
E poi c’è Vladimir Putin.
"L’Ungheria di Viktor Orban è stata il vero cavallo di Troia di Putin in Europa, così come per la Cina di Xi Jinping – tanto che pose il veto sulla sentenza del tribunale arbitrale in favore della Filippine e contro Pechino sulla questione del Mar Cinese Meridionale – e degli Stati Uniti di Donald Trump. Il paradosso è che Orban, nonostante faccia parte dei Patrioti d’Europa, abbia agito negli interessi di potenze esterne”.
L’Ungheria di Viktor Orban è stata il vero cavallo di Troia di Putin in Europa, così come per la Cina di Xi Jinping
Una campagna elettorale votata contro l’Unione europea e Volodymyr Zelensky. Sono questi i temi che interessavano agli ungheresi?
"Sondaggio dopo sondaggio, è stato rilevato che gli ungheresi sostengono l’Unione europea, anche perché sanno che grazie a Bruxelles il Paese ha ricevuto molti finanziamenti. Attaccare Zelensky mi pare poi un tentativo un po’ disperato di Orban, ma gli elettori evidentemente erano consapevoli della situazione economica – attualmente Budapest è il fanalino di coda nell’economia europea –, dell’inflazione alle stelle e del tasso di fertilità tra i più bassi nell’Unione, e hanno votato di conseguenza”.
Chi esulta oltre a Pétar Magyar?
"È una vittoria della liberaldemocrazia e dell’Unione europea. Certamente è una sconfitta per Donald Trump, Vladimir Putin e Xi Jinping”.
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