menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Bruno Arpaia racconta il mondo senza inverno: “L’ecoansia è una forma di salvezza”

16 0
18.03.2026

Cambiamento climatico e apocalisse metropolitana: l’opera di Giacomo Costa ground 1 (2013)

Articolo: Il quinto febbraio più caldo di sempre: cosa sta succedendo davvero al clima?

Articolo: Ghiaccio marino, Groenlandia, permafrost e jet stream: il clima impazzito e l’amplificazione artica

Pistoia, 18 marzo 2026 – Venezia è stata inghiottita dall’acqua, Milano e Firenze sono teatri di fuoco di mortai e risse tra bande. Distrutte piazza Navona e la fontana del Bernini a Roma, il Colosseo diventato un rifugio per senzatetto. È per via dei violenti scontri del 2068. È per via di quella "lotta del tutti contro tutti, un capitalismo senza più regole e paletti". Più a nord però, in Scandinavia, si intravede salvezza. Ed è fuga collettiva. Ma la vita lì è un’altra cosa: i droni ti portano la spesa a casa, sottopelle hai impiantato un chip che sa tutto di te, pensieri compresi. I cittadini sono suddivisi in categorie – gli “A“, umani geneticamente modificati, i “C“ gli inutili al sistema e nel mezzo i “B“. E in tavola, all’ora di cena, può succedere di mangiare porzioni di carne coltivata o insalata di soia e cavallette. Bruno Arpaia ne Il mondo senza inverno (Guanda, 2026) sogna, immagina. Perché lo sa, come scrive Amitav Ghosh, che "per avere qualche possibilità di sopravvivere, abbiamo bisogno di figurarci come potrebbe essere". Al centro c’è il clima impazzito, la lotta per sopravvivere. Argomento di cui Arpaia aveva già scritto in Qualcosa là fuori dieci anni fa. E di cui si tornerà a parlare a Pistoia, ai “Climate Fiction Days“.

Arpaia, perché scrivere di cambiamento climatico?

"Il primo libro è nato senza ragioni particolari, quando ancora pochi si occupavano del tema. Da appassionato di scienze mi era sembrato che fosse quello uno tra i problemi più urgenti da affrontare. All’inizio avevo pensato che tutto sarebbe finito con quel primo libro. Poi in dieci anni sono successe molte cose importanti. I disastri climatici si sono moltiplicati, l’intelligenza artificiale ha fatto irruzione nelle nostre vite. Con tutto ciò che questo comporta: i rischi insieme alle opportunità, il collasso cognitivo totale. Sempre più aziende producono chip neurali. Oggi ci dicono che tutto questo è al servizio della salute, per far camminare i tetraplegici. E non possiamo non esserne grati. Ma chi ci assicura che in futuro i ricchi non ne approfitteranno per avere figli più belli e resistenti, per agire senza limite? Mi son detto, scrutiamo in un futuro probabile, guardiamo cosa potrebbe accadere. La paura non serve: solo così potremo sfruttare il nostro vantaggio cognitivo e mettere in campo misure riparative. Se saremo ancora in tempo".

Solidarietà ed empatia sono valori che resistono alla distruzione. Però viene da dirsi: sopravvivere non è vivere…

"In fondo, senza svelare il finale, questo libro conserva comunque speranza. Un mondo migliore esiste. Un mondo senza controllo totale delle nostre vite, senza divisione in caste. Non sono un profeta, non invento nulla. Ho solo spostato la linea del tempo più avanti. Questa distinzione esiste già: tra chi può permettersi un esame medico e chi no, ad esempio".

Ahmed l’anziano, Sara l’adulta e la tribù dei ragazzi intorno. Ne Il mondo senza inverno accade un incontro tra generazioni: una scelta che nasconde un’intenzione precisa?

"Non di frizioni, ma di cooperazione e solidarietà intergenerazionali c’è bisogno. Gli anziani portano esperienza, ma hanno bisogno dell’irruenza dei giovani, della loro spinta a guardare oltre. “Io scendo alla prossima“, come dice il mio amico Arturo Reverte, ma i ragazzi no e allora mettersi insieme è la strada".

Che stagione vive il genere “climate fiction“ in Italia e nel mondo?

"Sempre più scrittori, registi e fumettisti stanno introducendo il tema. È importante, la narrazione in tutte le sue forme lo è. Solo così si acquisiscono conoscenze e si combattono pregiudizi. Sentire la fame e la sete coi protagonisti dei libri, vedere il mare che sommerge Venezia: tutto serve. Se non fosse che questa sorta di ecoansia si scontra con una inaccettabile regressione dei nostri decisori".

© Riproduzione riservata


© Quotidiano