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Hoepli, la rivolta dei libri mobilita Milano: tutti in piazza contro la chiusura. “Crediamo nelle favole”

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15.03.2026

La manifestazione davanti alle vetrine della libreria internazionale di via Hoepli

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Milano, 15 marzo 2026 – Una bambina in cappotto rosso alza uno striscione: “Credo nelle favole, viva la Hoepli”. C’è chi si commuove. Dipendenti e cittadini affezionati. È venuta anche Susanna Schwarz, ex direttrice della casa editrice milanese. Si stringe intorno allo sciarpone per ripararsi dalla pioggia e dice, senza mezzi termini: “È una vergogna”. Gli abbracci, tantissimi. C’è chi non si arrende, mentre risuona “La libertà“ di Giorgio Gaber. Il piccolo esercito composto da un centinaio di persone che si sono riunite ieri mattina a difesa dei libri e della cultura in via Hoepli attraversa tutte le generazioni. Ci sono le lavoratrici e i lavoratori, per i quali si prospetta la cassa integrazione a zero ore. 

"Siamo una famiglia” 

“Siamo una grande famiglia. Una luce in un mondo sotto attacco”, dicono. Passa una signora elegante che domanda: “Ma la libreria è chiusa?”, a testimoniare che Milano non si è ancora rassegnata. Venire qui, appena dietro Piazza Scala, a due passi dal Duomo, a cercare un volume, e spesso “uscire dalla Libreria Internazionale con altri due”, dice un partecipante. “Una ferita”. Quella che si è aperta in questo angolo di strada e nel tessuto culturale della città da quando l’assemblea dei soci della casa editrice ha deciso di liquidare l’azienda, mettendo fine a 156 anni di storia. Il negozio potrebbe chiudere tra un paio di settimane. Le serrande si sono abbassate per uno sciopero di tre ore, dalle 10 alle 13, mentre dalle 11 ha inizio un flash mob organizzato da Slc Cgil, Fistel Cisl e Uiltemp. Palloncini azzurri e sulle vetrine un grande striscione bianco: “La libreria Hoepli per me è…”. 

Un tempio della cultura  

Scrivono in tanti: “Chiude un punto di riferimento geografico dell’anima”. “Il tempio della cultura milanese”. “Non andare via. Milano sarà più povera”. “Ci sono posti che fanno cittadinanza: questa è Hoepli”. La chiusura della casa editrice e della libreria è “il segnale che la speculazione immobiliare può averla vinta sulla cultura indipendente”, ha detto Luca Stanzione, segretario generale della Cgil di Milano. Tra i pochi esponenti politici presenti c’è Pierfrancesco Majorino, consigliere regionale del Partito Democratico, che ha parlato “di un pessimo segnale per tutta la città” di cui “tutte le istituzioni devono farsi carico”. 

I sindacati a Palazzo Marino 

L’appello dei lavoratori è rivolto alle istituzioni, dal Comune alla Regione fino al Ministero della Cultura, perché si attivino per trovare una soluzione. La risposta arriva da Palazzo Marino che convoca per venerdì un tavolo con i sindacati. “La prima buona notizia dopo settimane di angoscia”, si legge in una nota della Cgil. Un appello, infine, rivolto anche alla cittadinanza: “Chiediamo a tutti di riempire la Hoepli e farla vivere”. Come una favola, si spera in un lieto fine.

La rabbia di Susanna Schwarz, direttrice editoriale 

Si fa sentire Susanna Schwarz. “La casa editrice ai miei tempi era una delle poche aziende a sostenere il lavoro femminile: sono entrata qui quando avevo 35 anni. Ero una semplice correttrice di bozze e ho fatto carriera”. Anche lei alla manifestazione organizzata dai sindacati per difendere la Libreria Internazionale e la casa editrice che lei conosce così bene. Sono moltissimi i dipendenti che la salutano, con rispetto e riconoscenza per essere lì con loro. Sembra smarrita, fatica a trattenere le lacrime, ma non si tira indietro: “Non ho nessuna remora a dirlo: quello che sta avvenendo è una vergogna. Mi pesa moltissimo. La cosa più terribile è che questa chiusura è inaspettata”.  

Il De profundis della libreria Hoepli, per un secolo e mezzo pilastro della cultura milanese nata dall’intuizione di uno svizzero arrivato da Zurigo

L’asse Milano-Svizzera 

Tanti i ricordi, tra i quali “una frase che Ulrico Hoepli amava ripetere: i soldi vanno e vengono”, dice, suggerendo che non sia forse solo l’ammanco di un milione nell’ultimo bilancio ad aver portato gli eredi del fondatore a decretare la liquidazione volontaria dell’azienda. Schwarz ricorda che la Hoepli non è una semplice libreria, ma un luogo nel quale, per più di un secolo, si sono intessuti rapporti: “In cuor mio penso anche a quanto la casa editrice sia stata importante per le relazioni tra l’Italia e la Svizzera, per la città di Milano, al quale il fondatore Ulrico ha donato il Planetario. Tutto questo si doveva e si poteva evitare”, dice, mentre rivolge uno sguardo che va ben oltre le vetrine.

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