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Cecchini a Sarajevo, chi è il nuovo indagato e cosa ha raccontato sui viaggi dell’orrore

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09.04.2026

Civili si riparano dagli spari dei cecchini durante la guerra in Bosnia (Archivio)

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Milano, 9 aprile 2026 – Un nuovo indagato nell’ambito dell’inchiesta sui “cecchini di Sarajevo”. Si tratta del cacciatore piemontese, residente in provincia di Alessandria, che, intervistato dal Tgr, aveva raccontato di essersi recato più volte in Jugoslavia tra il 1994 e il 1995 per prendere parte alla guerra in Bosnia e di essersi "intruppato" come volontario in una formazione paramilitare serba. "La cosa più terribile erano le persone agonizzanti, gli amputati. Certe notti ho ancora gli incubi", aveva detto.

L’uomo, che in passato è stato anche cancelliere in un ufficio giudiziario ligure, nell’intervista confessa che a spingerlo in quell’impresa di morte erano le sue "simpatie per l’ultradestra"; non ammette però di aver preso parte ai cosiddetti ’safari umani’ sui quali sta indagando la Procura di Milano, a partire da un esposto dello scrittore Ezio Gavezzeni. Viaggi che sarebbero stati organizzati al solo scopo di uccidere.

Nel mirino i civili - donne, anziani e bambini - della città dei Balcani assediata negli anni Novanta. Gli orrori della guerra sotto una cortina di banalità: "Qualcuno andava per divertirsi. C’erano anche degli stranieri: inglesi, francesi, tedeschi", aggiunge l’uomo ora indagato.

I pm vogliono vederci chiaro e hanno notificato al 64enne un invito a comparire. L’interrogatorio è previsto per la mattina del 13 aprile. Salgono così a quattro gli indagati per omicidio volontario continuato e aggravato da motivi abietti. Oltre al cacciatore piemontese, nell’elenco figura anche l’80enne friulano Giuseppe Vegnaduzzo che, già sentito dai pm, ha negato ogni coinvolgimento.

Ancora, un uomo residente in Toscana e un facoltoso imprenditore lombardo, con un tenore di vita che gli avrebbe consentito di sborsare le somme richieste per andare a sparare a Sarajevo.

Il procuratore Marcello Viola, il pm Alessandro Gobbis e i carabinieri del Ros stanno infatti cercando di fare luce, anche attraverso il raccordo con altri uffici giudiziari italiani ed europei, su una pagina nera della storia che vede, dietro le quinte, un’organizzazione legata a criminali di guerra in grado di offrire trasferte nelle zone del conflitto in cambio di denaro.

Secondo il racconto dell’ex cacciatore piemontese, "c’erano delle procedure, si partiva da piccoli aeroporti sulla costa adriatica. Poi si sbarcava in Macedonia oppure in Montenegro". Tra quegli uomini arruolati volontari, anche "ex militari italiani" che andavano lì "in congedo temporaneo o già congedati". "Ex della Folgore", specifica.

Tra le fonti di prova preziose per le indagini, oltre all’esposto dello scrittore, figurano anche le testimonianze raccolte da una giornalista, nonché quella diretta di Adriano Sofri, che all’epoca era inviato di guerra, e quella di Roberto Ruzzier, che era entrato in contatto con persone dell’organizzazione.

Intanto, la capitale della Bosnia-Erzegovina ha annunciato che si costituirà parte civile. A ciò si aggiungono un atto del Tribunale Permanente dei Popoli sulla ex Jugoslavia e un’annotazione dei carabinieri del Ros, delegati dal pm Gobbis e dal procuratore Viola a effettuare le indagini.

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