Leone XIV: "Dio non sta coi prepotenti" /
Papa-Casa Bianca, secondo round. Vance: Leone si occupi di temi etici. .
Articolo: Il Papa obbligato ad alzare la voce
Articolo: Sfida tra cattolici per il dopo-Trump. “Rubio può superare il trumpismo”
Articolo: Trump attacca Papa Leone: “Un debole, pessimo… eletto solo grazie a me”. La replica del Pontefice: “Non ho paura di lui. Parlo di pace e Vangelo”
Roma, 15 aprile 2026 – Una vanga in mano, la tunica al vento sotto la pioggia che ieri ha bagnato Annaba, la Ippona terra del suo padre spirituale Sant’Agostino. Nel suo ultimo giorno in Algeria papa Leone pianta un ulivo, un gesto semplice che si traduce in una risposta potente a chi, nell’attuale clima internazionale, considera la pace un concetto eversivo.
"Il cuore di Dio è straziato dalle guerre, dalle violenze, dalle ingiustizie e dalle menzogne. Non è con i malvagi, con i prepotenti, con i superbi ma con i piccoli, con gli umili, e con loro porta avanti il suo Regno d’amore e di pace, giorno per giorno" è il messaggio lanciato ieri dal pontefice durante la sua vista alla casa di accoglienza ‘Ma Maison’, a pochi passi dalla Basilica di Sant’Agostino, a Lala Bouna.
Se da una parte Leone XIV ribadisce "l’importanza di costruire la pace", dall’altra non risparmia quello che appare un duro attacco a Donald Trump. Da Algeri alla Città del Vaticano, dove è stato letto il messaggio inviato dal Pontefice ai partecipanti alla sessione plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, le parole del Papa rimbalzano sui media di mezzo mondo. "La legittimità dell’autorità non dipende dall’accumulo di potere economico o tecnologico, ma dalla saggezza e dalla virtù con cui essa viene esercitata", scrive Leone richiamando l’attenzione sulle "virtù morali" in particolare sulla "temperanza", dote "essenziale per l’uso legittimo dell’autorità, poiché frena l’esaltazione smodata di sé e funge da barriera contro l’abuso di potere". La concentrazione di potere, avverte il Papa, minaccia la democrazia che – se non è "radicata nella legge morale e in una vera visione della persona umana" – "rischia di diventare o una tirannia maggioritaria o una maschera per il dominio delle élite economiche e tecnologiche". Uno scenario in cui "la concentrazione del potere tecnologico, economico e militare nelle mani di pochi minaccia sia la partecipazione democratica dei popoli sia la concordia internazionale".
"Un messaggio splendido, sul potere, che ancora una volta rende evidente il debito di riconoscenza che nei confronti del Papa deve nutrire e avvertire il mondo, per i suoi richiami in questo periodo così difficile e travagliato" ha affermato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante un incontro con gli studenti delle scuole di giornalismo al Quirinale. E prendendo le mosse dal "pericolo dell’autoesaltazione" richiamato da Leone XIV, come in un elegante passo a due tra saggi, prosegue la descrizione di quello che, seppur mai citato, è diventato l’elefante nella stanza. Per il presidente della Repubblica "un’alta capacità di autoironia" è l’antidoto a un potere che "può inebriare e far perdere l’equilibrio a chi ricopre ruoli di vertice dello Stato". "Se i cosiddetti potenti della terra – ha sottolineato Mattarella – ne facessero un po’ di uso, anche in piccole dosi, il mondo ne avrebbe grande giovamento e loro stessi eviterebbero tante difficoltà e motivi di imbarazzo".
Dopo l’attacco diretto di lunedì, anche Trump, con i suoi toni da dissing, rincara la dose. Papa Leone "non capisce e non dovrebbe parlare di guerra, perché non ha idea di quello che sta succedendo. Non capisce che in Iran hanno ucciso 42mila manifestanti lo scorso mese", ha detto ieri il presidente degli Stati Uniti in un’intervista al Corriere. Una linea, quella dello scontro con il capo della Chiesa cattolica, condivisa da JD Vance. Il Vaticano dovrebbe "attenersi alle questioni morali" sentenzia il vicepresidente Usa.
© Riproduzione riservata
