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Delitto Rogoredo, la zona grigia: “Se il crimine si organizza l’autorità è più permeabile”

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24.02.2026

Roma, 24 febbraio 2026 – “Quando nasci e vivi per molto tempo in certi quartieri devi prendere una decisione o di qua o di là della barricata. O sei sbirro o sei bandito". Le parole di un poliziotto in servizio presso la Questura di Milano – raccolte da Raffaele Magni nel suo studio sulla devianza delle forze dell’ordine – suonano oggi come un monito. Specie nei contesti più degradati il confine che separa il bene e il male, l’autorità dal crimine, può , infatti, diventare labile. Il caso di Rogoredo lo dimostra, e non è isolato.

L’inchiesta ‘Sciacallo’, avviata nel 2024 dal Centro operativo Dia di Roma ha portato solo pochi giorni fa all’arresto di tre agenti della Polizia di Stato per detenzione e spaccio di ingenti quantitativi di droga frutto di sequestri e per aver fornito notizie riservate ai criminali accedendo abusivamente al sistema di consultazione Sdi delle Forze dell’Ordine. Mentre l’immagine dei poliziotti-criminali legati alla banda della Uno bianca è ancora ben impressa nella memoria del Paese, andando indietro nel tempo "il legame tra crimine e autorità, tra mafia e potere – spiega Rosario Forlenza, storico dell’età contemporanea, direttore del corso di laurea in International Relations alla Luiss – connota la storia italiana".

Come nasce questo legame?

"Dalla seconda metà dell’800 per favorire il potere degli agrari, del latifondo, dei baroni siciliani, reprimendo le proteste e controllando i contadini. Poi si è sempre ripetuto, in forme diverse, anche durante il fascismo".

Dunque il legame Stato-criminalità organizzata è sopravvissuto al fascismo?

"La vulgata è che la criminalità organizzata sia stata sconfitta dal fascismo. Questo perché nella seconda metà degli anni ‘20, il famoso prefetto di ferro, Cesare Mori, venne mandato in Sicilia da Mussolini affinché piegasse la mafia. In realtà quella che venne piegata fu la cosiddetta mafia degli stracci, la mafia dei contadini, dei poveracci, diciamo così, mentre appunto le alte sfere vennero in qualche modo inglobate nel potere del fascismo".

E in seguito qual è stata l’evoluzione?

"La fusione di una certa borghesia con la criminalità. È il caso dell’inchiesta Minotauro oppure del processo Aemilia. Esempi di come le mafie si sono radicate sfruttando questi rapporti".

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Quali le conseguenze di questa prolungata vicinanza della criminalità alle istituzioni?

"La criminalità organizzata è sempre stata vicino al potere e questo ha portato alla creazione di ‘zone grigie’ molto più difficili da combattere".

Perché sono difficili da individuare?

"Sono zone protette da una parte del potere e della politica per diverse ragioni: connivenza passiva, reciproco interesse, ‘matrimoni’ di convenienza. Giovanni Falcone parlava di reati di terzo livello, quelli che miravano a salvaguardare il perpetuarsi del sistema mafioso in genere attraverso la collusione con il potere".

È una specificità italiana? Qual è lo scenario internazionale?

"La storia italiana ha una unicità che non è replicabile. Ma la commistione tra autorità e crimine esiste in tutto il mondo".

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