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Il regista Sergio Martino: "Tarantino si inginocchiò. I miei lanci lunghi a Rivera"

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12.01.2026

Roma, 12 gennaio 2026 – L’appuntamento, al caffè dell’Auditorium, è alle dieci di mattina. Puntualissimo, lui arriva. È un signore di 87 anni portati magnificamente, alto, elegante. Ha il passo svelto di chi ha attraversato il cinema senza mai fermarsi. Regista "di genere", nel senso più pieno – e più nobile – del termine. Ha diretto gialli, thriller, poliziotteschi, film di fantascienza, commedie dalle venature erotiche. Quentin Tarantino lo ama. Si è inginocchiato davanti a lui. In molte occasioni, ha dichiarato che il cinema di Sergio Martino – e di Enzo G. Castellari, di Ruggero Diodato, di tanti maestri dell’artigianato cinematografico italiano degli anni ’70 – lo ha ispirato più di De Sica e di Fellini.

Martino, come è iniziato il suo cammino nel cinema?

"È iniziato, potrei dire, quando ero bambino. Mio nonno, Gennaro Righelli, diresse il primo film sonoro in Italia, ‘La canzone dell’amore’. Io da bambino raccontavo mille storie al nonno, che chiedeva sempre: come sta il mio regista?".

Lei ha affrontato tutti i generi cinematografici: ce n’è uno al quale è più legato?

"Io in realtà sono un po’ una prostituta: ho fatto tutti i generi tranne i musicarelli e i ‘sandaloni’, cioè i film ambientati nell’antica Roma. Ma mi ritengo fortunato, ho vissuto il cinema........

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