Ergastolo a Moussa Sangare. “Sentenza giusta ma Sharon non non c’è più. Ogni luogo mi parla di lei”
Bergamo – Piangono. Un pianto irrefrenabile, liberatorio. Si stringono in un abbraccio, una stretta interminabile. I genitori di Sharon Verzeni, papà Bruno e mamma Maria Teresa, i fratelli Melody e Christopher, Sergio Ruocco, il fidanzato di Sharon, lo zio Ernesto, fratello del padre, con la moglie, più che mai uniti dal dolore e dal sollievo amaro di chi sa che nessuna sentenza potrà restituire ciò che è stato strappato. Un abbraccio e tante lacrime che sono insieme di affetto e di riconoscenza anche per l’avvocato Luigi Scudieri, legale della famiglia, per il procuratore aggiunto Maria Cristina Rota, per il pm Emanuele Marchisio.
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L’attesa e la sentenza
La presidente della Corte d’assise di Bergamo, Patrizia Ingrascì, ha appena letto il dispositivo della sentenza che condanna al carcere a vita Moussa Sangare per l’omicidio di Sharon. La tensione si scioglie dopo ore di attesa. Mancano pochi minuti a mezzogiorno e mezzo quando i giudici togati e popolari si ritirano in camera di consiglio. Sergio si asciuga con un fazzoletto le prime lacrime. Le ore si susseguono lente e sempre più pesanti. Si sussurra della sentenza nel pomeriggio alle cinque e mezza. L’ora arriva. Devono trascorrere altri ventidue estenuanti minuti, in un’atmosfera sempre più tesa, prima che il campanello annunci la ricomparsa della Corte.
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"Una sentenza giusta e doverosa. Ma Sharon non c’è più”
Dopo lo sfogo, Bruno Verzeni è tornato quello di sempre, lo sguardo buono sopra la barba candida da patriarca. “Non si può parlare di soddisfazione pensando a Sharon che non c’è più. Per la legge è bene così, è una sentenza giusta e doverosa. Sarà ancora lunga, si dovrà andare a Brescia”. Qualcuno, da lassù, oggi ha guardato in basso? azzarda un cronista. La risposta del padre di Sharon è quella dell’uomo di fede: “Lassù è un’altra cosa”.
Sergio, il compagno di Sharon
Anche Sergio, il compagno di Sharon, si è ripreso. “È passato un anno e mezzo da allora. L’anno più brutto della mia vita. Ho avuto l’affetto di tante persone, oltre alla famiglia di Sharon, gli amici, i colleghi di lavoro. È l’occasione per ringraziarli tutti. Senza di loro non so se ce l’avrei fatta. Ringrazio la Procura e le forze dell’ordine, che hanno fatto un lavoro straordinario”.
La vita in comune avviata nell’appartamento di Terno d’Isola, il matrimonio in preparazione. Progetti sfumati, sogni infranti. "Non c’è un momento che non pensi a Sharon. E non solo quando sono nella nostra casa di Terno. Ogni posto, ogni luogo mi parla di lei”. Oggi una sentenza che dovrebbe essere di sollievo. “È una magra soddisfazione. Ma se non fosse arrivata questa giustizia sarebbe ancora peggio”.
Melody: “Speriamo che capisca il male che ha commesso”
Prima he la famiglia si allontani è Melody, la sorella di Sharon, a farsi portavoce: “Abbiano confidato fino all’ultimo che l’imputato riconoscesse il suo efferato delitto. Questo, purtroppo, non è successo e ciò non fa altro che aumentare la sua pericolosità. Auspichiamo che il tempo concessogli possa almeno fargli capire il male che ha commesso”.
