L’ingresso in classe, poi il salto nel vuoto dalla finestra. Parla il prof che ha salvato lo studente 19enne: “L’ho afferrato per un piede, ma non sono un eroe”
L’episodio è avvenuto lunedì in una classe prima dell’istituto tecnico “Paleocapa“
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Bergamo, 3 aprile 2026 – Classe prima, indirizzo tessile, istituto tecnico “Paleocapa“, in via Gavazzeni a Bergamo. Uno degli istituti più frequentati della città con i suoi oltre 1.500 studenti. È lunedì mattina, sono le 11. In un’aula, al terzo piano dell’istituto, il professore di storia e letteratura italiana, Salvatore Antonio Muzzupappa, 51enne di origini calabresi, che dal 2011 insegna al “Paleocapa“, sta tenendo una lezione di storia. Un ripasso sulla età ellenistica. Ad un certo punto qualcuno bussa alla porta, la apre. Si presenta un ragazzo, un 19enne che frequenta un altro istituto superiore della città. Il professore gli chiede cosa volesse, il ragazzo fa il nome di una studentessa presente in aula.
Il salto a testa in giù
Voleva parlare con lei. E infatti si dirige verso il suo banco, tra le prime file, vicino alla finestra. Da una tasca dei pantaloni spunta una sorta di legnetto sospetto che non passa inosservato al prof. Poi cosa è successo? Lo racconta il docente, che ripercorre quegli attimi che sembravano interminabili, una corsa contro il tempo: “Quel ragazzo ha aperto la finestra (al terzo piano, a una altezza non inferiore a dieci metri), è salito e senza esitare si è tuffato a testa in giù. Io sono riuscito ad afferrarlo per un piede e il pantalone. È stato un mix di istinto, fortuna e forza adrenalinica per non farlo andare giù. Nella mia testa pensavo: adesso mi sfugge, adesso mi sfugge, fatti forza”.
Il manico di un coltellino
Il professore grida aiuto, sente che per il peso del ragazzo non può trattenerlo ancora per molto. Anche gli studenti, scossi per l’accaduto, si danno da fare. In soccorso del professore Muzzupappa arrivano nell’ordine un collaboratore scolastico e un altro professore che aveva lezione nell’aula accanto a quella del fatto. Davanti a lui, quel corpo sospeso nel vuoto, le gambe strette tra le sue mani, il rischio concreto che tutto potesse finire da un momento all’altro. Il ragazzo si dimenava, mentre il professore lo teneva. “Siamo così riusciti a tirarlo su, lo abbiamo fatto stendere, nel frattempo è stato chiamato il 118”. E cosi si è scoperto che quel pezzettino di legno che usciva da una tasca dei pantaloni del 19enne, era il manico di un coltellino. A cosa gli serviva?
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"Chiunque avrebbe fatto lo stesso...”
Solo lui potrà dirlo, così come dovrà spiegare il motivo del suo gesto. Il professore non vuole essere chiamato eroe. Però è indubbio che a cambiare il corso degli eventi è stata la sua prontezza di riflessi. Il suo istinto. Non ha esitato un istante. “Chiunque – dice – avrebbe fatto lo stesso. E sono stato aiutato anche dalla fortuna”. Ricorda le urla, il panico, poi l’intervento del personale scolastico e dei soccorsi, giunti rapidamente insieme alla Polizia di Stato che ha preso in consegna il giovane. “Abbiamo ripreso la lezione, anche se chiaramente l’argomento era il fatto appena successo, cui hanno assistito anche i ragazzi. Parliamo sempre di studenti di prima”.
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La tragedia di Trescore
Un episodio che riporta l’attenzione su un disagio giovanile, a pochi giorni del grave episodio accaduto alle medie “Leonardo da Vinci“ di Trescore Balneario, dove uno studente tredicenne ha accoltellato la sua professoressa di francese. “Purtroppo è sempre più difficile il nostro mestiere, perché oltre a insegnare occorre anche vigilare costantemente, e lo dimostra l’episodio che avrebbe potuto degenerare. I social pur non essendo l’unico fattore possono contribuire ad amplificare fenomeni come il cyberbullismo e la diffusione di contenuti d’odio rendendo in alcuni casi ancora più fragile chi li vive”.
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