L’imprenditore di Bormio in Iraq: “Mi sveglio tra le bombe, ma fuggirò per ultimo”
Ruggero Guanella lavora per una ditta milanese specializzata in progettazioni e costruzioni in ambito civile, industriale e militare
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Bormio (Sondrio), 6 marzo 2026 – Se diversi italiani sono riusciti a tornare a casa dal Kurdistan iracheno, finito nel mirino dell’Iran nell’ondata di operazioni di rappresaglia in Medio Oriente dopo l’attacco americano, lo si deve anche all’impegno di un ingegnere di Bormio che in questi giorni si è dato da fare per organizzare il rientro di parecchi lavoratori e volontari delle Ong che erano impegnati nel Nord dell’Iraq fino a qualche giorno fa. “In questo momento mi trovo ancora a Erbil. Ogni giorno alle 7.30 arriva uno sciame di droni che punta alla base americana qui vicino. Ieri ne sono arrivati sette, ma uno di questi è finito fuori controllo ed è caduto nei pressi di una chiesa nel quartiere cristiano della città. Ora mi sto guardando un po’ in giro, ma siamo rimasti in pochi”, racconta Ruggero Guanella, bormino doc, della GMS Engineering Company, con sede principale a Milano, specializzata in progettazione e realizzazione in ambito civile, industriale e militare, in Kurdistan dal 2013. "Ho visto le esplosioni dal balcone della mia abitazione qui a Erbil –racconta Guanella, con voce calma, nonostante la situazione sempre più complicata per chi vive nel quartier generale dei gruppi curdi presi di mira dall’Iran.
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"Ho scelto di rimanere”
“Io ho scelto di rimanere. Vengo in Iraq da tanto tempo, sono l’italiano più anziano a lavorare qui e ho qualche contatto, per cui ci siamo dati da fare nella logistica del rientro di tutti gli italiani che erano impegnati qui fino ai giorni scorsi. Domani (oggi, ndr), proverò a partire anch’io. Cercherò di raggiungere la Turchia. Sempre che non attacchino ancora”. Sono diverse le aziende italiane impegnate in territorio curdo, soprattutto nella progettazione e costruzioni. Guanella come ingegnere ha seguito i lavori alla base militare di Mosul per conto di Trevi spa (nell’ambito dei lavori di consolidamento della diga) e al Museo nazionale del Kurdistan.
Situazione precipitata
“Ero riuscito a tornare a casa in Valtellina per le Olimpiadi. Ho visto anche un paio di gare, ma poi sono ripartito subito per l’Iraq. Negli ultimi giorni la situazione è precipitata sempre più velocemente – racconta –. Abbiamo diversi lavori qui, non abbiamo chiuso il nostro cantiere, ma siamo rimasti in due in questo momento. Gli altri italiani sono stati evacuati tutti perché la zona dove solitamente vivono potrebbe essere un obiettivo: tutti i politici locali hanno lì le loro residenze e se dovessero optare per un attacco da terra gli iraniani punterebbero sicuramente dritti verso quel luogo”.
"Siamo col fiato sospeso”
“Attaccano la base americana con i droni e cercando di colpire anche il consolato americano che è il più grande del mondo – continua Guanella –. Rimaniamo con il fiato sospeso, in attesa di vedere cosa decideranno di fare i curdi”. Mercoledì i missili iraniani hanno colpito anche Camp Singara, la base che ospita il contingente italiano a Erbil. I militari italiani sono stati costretti a rifugiarsi nei bunker e anche ieri durante la notte la zona di Erbil è stata colpita da una serie di lanci missilistici che hanno illuminato il cielo sopra la città.
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