Trump-Macron, lite senza fine. Il tycoon: “La moglie lo tratta male”. Il francese: “Non può continuare a contraddirsi”
Il presidente francese Emmanuel Macron ricevuto alla Casa Bianca da Donald Trump (Ansa)
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Parigi, 2 aprile 2026 – Il presidente degli Stati Uniti è deluso dal comportamento degli alleati europei, in particolare dal rifiuto francese di intervenire nello Stretto di Hormuz. L’ultimo battibecco a distanza tra Trump e Macron illustra perfettamente il deterioramento della relazione personale tra i due leader, un tempo molto vicini.
“Macron, che sua moglie tratta estremamente male… deve ancora rimettersi dal colpo ricevuto sulla mandibola”, dice Trump in un video condiviso sul canale YouTube della Casa Bianca, nel frattempo reso inaccessibile. Contrariato dal mancato supporto per liberare lo stretto di Hormuz dalla minaccia iraniana, il presidente americano ha poi imitato l’accento francese di Macron: ‘No, no, no… non possiamo farlo, Donald. Dobbiamo aspettare la fine della guerra”.
Come gli altri Paesi europei, la Francia non partecipa all’intervento israelo-americano in Iran e la portaerei Charles De Gaulle, così come le otto fregate dispiegate tra il Mediterraneo orientale e il Mar Rosso, si limitano a un’azione difensiva per proteggere gli interessi francesi e i Paesi del Golfo alleati. Non è la prima volta che Trump di mira a distanza il presidente francese. Il 6 gennaio 2026, durante una cena con i deputati repubblicani, Trump aveva riferito il contenuto di una presunta telefonata in cui Macron lo avrebbe implorato di non aumentare i dazi sui prodotti francesi, prendendo in giro il suo accento.
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La luna di miele durante il primo mandato
Eppure, fino a pochi anni fa, tra i due leader scorreva ancora buon sangue. Niente “schiaffi” a distanza, ma lunghe strette di mano “virili”, sorrisi complici e lodi.
Quando, nel 2017, Macron vince per la prima volta le elezioni, Trump è già in carica da un anno. Da Washington, il presidente degli Stati Uniti si congratula per la campagna condotta dal giovane Macron, “di cui si è parlato nel mondo intero”. Nonostante visioni politica opposte – una liberale e favorevole al multilateralismo, l’altra populista e isolazionista – Macron e Trump costruiscono un improbabile rapporto di rispetto reciproco durante i rispettivi primi mandati. Il 14 luglio 2017, Macron accoglie in pompa magna l’omologo americano, in occasione del centenario dell’entrata nel conflitto degli Stati Uniti nella Prima guerra mondiale. “Niente ci separerà mai”, dichiara solennemente Macron. Pochi mesi dopo, alla vigilia dell’assemblea generale dell’Onu a settembre 2017, Trump ricorda l’invito come “uno dei grandi giorni della mia vita”. Da quel momento, il rapporto tra le due potenze — legate storicamente dall’alleanza fin dai tempi della guerra d’indipendenza, dalla forza di deterrenza nucleare e dalla convinzione di rappresentare il faro delle libertà individuali e dei diritti dell’uomo nel mondo — diventa il termometro della relazione tra i due continenti. Gli Stati Uniti hanno sempre guardato alla Francia con un misto di rispetto e diffidenza: rispetto per le forza militare e diplomatica, ma diffidenza per “l’autonomia strategica” rivendicata già da Charles De Gaulle e per il rifiuto, nel 2003, di partecipare all’invasione dell’Iraq.
Clima, Iran e i primi segnali di attrito
“Non facciamo parte del sistema politico tradizionale: credo che abbiamo una relazione personale molto forte”, sostiene Macron in un’intervista al canale conservativo Fox News, nel 2018. Già dall’anno seguente, però, il rapporto si incrina. L’uscita degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi e dai negoziati sul nucleare civile in Iran sono la prova delle profonde divergenze nelle priorità dei due Paesi. Macron non mancherà di ricordarlo pubblicamente, definendo la scelta degli Stati Uniti di ritirarsi “un errore”. Quando Trump viene rieletto alla Casa Bianca, il presidente francese non perde tempo e tenta, con più o meno successo, di coinvolgere Washington e di allinearsi sull’Ucraina e sulla fine dei bombardamenti israeliani a Gaza. Eletto ma non ancora insediato, Trump partecipa al fianco di Macron alla riapertura della cattedrale di Notre-Dame nel dicembre 2024, un gesto simbolico che però non basta a ricucire lo strappo. Il vero punto di rottura tra i due presidenti è il conflitto in Medio Oriente. Se Emmanuel Macron era riuscito a convincere il predecessore Joe Biden a sostenere un cessate il fuoco in Libano, la posizione della nuova amministrazione americana è radicalmente diversa: sostegno incondizionato a Israele.
Trump: "Che lo voglia o no, Macron sbaglia sempre"
E la tensione esplode dopo il G7 in Canada, nel giugno 2025. Quando Trump lascia il vertice prima del previsto, Macron riferisce alle telecamere che si tratta di “una questione legata alla fine del conflitto tra Iran e Israele”. Una valutazione errata per il presidente americano, che ribatte: “Che lo voglia o no, Emmanuel Macron si sbaglia sempre”. Il riconoscimento dello Stato palestinese da parte di Parigi, a settembre 2025, è la goccia che fa traboccare il vaso. Trump non nasconde più la scarsa considerazione nei confronti della diplomazia e del presidente francese: “È un tipo un po’ diverso: simpatico, ha uno spirito di squadra, ma la buona notizia è che ciò che dice importa ben poco”, commenta davanti alla Casa Bianca. Anche il rifiuto di Parigi di partecipare al Board of Peace per la Striscia di Gaza contribuisce ad aumentare le tensioni. “Nessuno lo vuole perché lascerà l’incarico molto presto. Applicherò una tariffa del 200% sui suoi vini e champagne”, dichiara Trump riferendosi a Macron.
La risposta di Macron a Trump
Dopo quasi dieci anni di mandato, Macron sembra aver imparato a reagire all’imprevedibilità di Trump, evitando commenti superflui e difendendo esplicitamente i propri interessi e quelli dell’Europa, ma continuando a coltivare una relazione personale con l’omologo, benché molto meno intima. Dal Forum di Davos a gennaio 2026 alla visita di Stato in questi giorni in Giappone e Corea del Sud, Macron si presenta ormai come voce della stabilità, della trasparenza e del diritto internazionale, di fronte al caos creato dal collega americano. “Dobbiamo essere seri, e quando si vuole essere seri non si dice ogni giorno il contrario di quello che si è detto il giorno prima", dice alludendo ai continui voltafaccia del tycoon.
Poi, interrogato sui commenti di Trump, Macron li liquida senza troppi complimenti: “Le frasi che ho sentito non sono né eleganti, né all’altezza e non meritano una risposta”. Meglio non aggiungere benzina sul fuoco, merce rara di questi tempi.
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