Perché Lione è diventata l’arena di scontro tra estremisti di destra e sinistra
Parigi, 18 febbraio 2026 – La morte di Quentin Deranque, giovane militante di Action française, organizzazione nazionalista e monarchica, continua a scuotere la Francia. Linciato giovedì scorso a Lione, a margine di una conferenza organizzata dall’istituto Sciences Po, lo studente di 23 anni è morto sabato, dopo 48 ore di coma. La procura di Lione ha aperto un’indagine per “omicidio volontario”, “violenze aggravate” e “associazione a delinquere” che ha portato a undici fermi e interrogatori: due di loro sono collaboratori di Raphaël Arnault, deputato della sinistra radicale France insoumise, cofondatore e ex portavoce del collettivo antifascista Jeune Garde. La sede del partito a Parigi è stata evacuata questa mattina dopo un allarme bomba e una mail minatoria pubblicata da Libération: “Ucciderò tutti i maghrebini, le zecche e i ne**i, tutto esploderà alle 13 e morirete tutti”.
Lione: capitale francese della violenza politica
Il fatto che la Jeune Garde sia nata a Lione non è un caso. Dall’inizio degli anni 2000, la terza città di Francia ha visto emergere una miriade di piccole realtà di estrema destra, neofasciste e monarchiche, a cominciare dalla scena ultras della squadra Olympique Lyonnais (OL). Teatro di attacchi e rappresaglie negli ultimi anni, il comune ha chiesto allo Stato di sciogliere decine di gruppi identitari d’estrema destra, tra cui Les Remparts, Génération identitaire, La Traboule, il GUD, ma anche di sinistra, come la Jeune Garde e il Groupe antifasciste Lyon et Environs. Prima del linciaggio di Quentin Deranque, l’ultimo episodio di una simile violenza risale a febbraio 2024: una rissa scoppia nel quartiere storico del Vieux-Lyon, due militanti di estrema destra vengono arrestati e condannati rispettivamente a due anni e sei mesi di reclusione per movente razzista. Tre mesi prima, a novembre 2023, un gruppo neofascista aveva attaccato una conferenza organizzata dal gruppo propalestinese Palestine 69. I partecipanti, tra cui anche dei bambini, si erano dovuti asserragliare nella sala, mentre i militanti cercavano di forzare l’ingresso lanciando fumogeni e fuochi d’artificio. Il bilancio: sette feriti, di cui tre ricoverati. Il media locale Rue89Lyon ha recensito 102 attacchi tra il 2010 e il 2025, molti dei quali filmati al grido “Lione è nazista”.
Che cos’è la Jeune Garde?
L’ascesa dei movimenti identitari e la reputazione sempre più negativa di Lione, hanno spinto molti militanti dell’ala più radicale di sinistra ad organizzarsi per opporsi alle violenze e rispondere con la stessa ferocia. È in questo contesto che nasce la Jeune Garde, fondato nel 2018 e composto da circa 150 membri. A giugno 2025, il Ministero dell’Interno francese decide di sciogliere il gruppo. La decisione scatena la reazione della France insoumise, che in un comunicato recente, dell’11 febbraio, ne difende la lotta: “La Jeune Garde è essenziale, perché la sua missione principale è combattere l’estrema destra e i gruppi fascisti e neonazisti sempre più violenti ovunque in Francia”. Se il partito di Jean-Luc Mélénchon nega qualsiasi tipo di legame diretto con la Jeune Garde, sottolineando la linea non violenta del partito, il leader della France insoumise aveva definito l’associazione “alleata e amica”. La dichiarazione ha fatto il giro del web e molte sedi del movimento sono state vandalizzate nel fine settimana per vendetta.
Il dibbattito politico sempre più rovente
Il collaboratore di Raphaël Arnault, Jacques-Elie Favrot, è stato licenziato dal suo ruolo e martedì 17 febbraio, l’Assemblea nazionale ha osservato un minuto di silenzio per la memoria di Quentin Deranque. Mentre l’indagine prosegue, le polemiche non si placano e la questione della violenza politica continua ad infiammare il dibattito, nonostante l’appello di Emmanuel Macron a mantenere la calma. Dal governo, diverse voci si sono scagliate contro l’estrema sinistra. Il ministro della giustizia, Gérald Darmanin, ha dichiarato senza giri di parole: “È l’estrema sinistra che ha ucciso”. Il premier Sébastien Lecornu ha invitato i deputati della France insoumise a “fare pulizia” tra i propri ranghi e la ministra della cultura, nonché candidata di centrodestra a Parigi, Rachida Dati, ha attaccato il rivale socialista Emmanuel Grégoire. “Tutta la sinistra è coinvolta. Qualcuno ha chiesto a Emmanuel Grégoire se la cosa lo disturba?”, ha detto. Perfino Alice Weidel, leader dell’Alternative für Deutschland, il partito di estrema destra tedesco, è intervenuta a distanza nel fine settimana, sostenendo che “i movimenti antifascisti devono essere classificati come organizzazioni terroristiche, come succede già negli Stati Uniti”.
In Francia, dove l’elettorato è sempre più fratturato e polarizzato, la morte di Quentin Deranque avrà conseguenze almeno fino alle elezioni presidenziali del 2027.
