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Si fa presto a dire primarie. I sondaggi agitano i dem: Schlein dietro Conte e Salis

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La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein (D), con il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte (S), durante la maratona oratoria per il referendum dellÂ?8 e 9 giugno, Roma, 19 maggio 2025. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

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Roma, 29 marzo 2026 – Si fa presto a dire primarie. Primarie come? Di iscritti, aperte, ai gazebo, online, con o senza ballottaggio? “Parlare di ballottaggio alle primarie senza che sia stata ancora incardinata la riforma elettorale pare davvero prematuro”, rileva appunto un autorevole esponente 5 Stelle. E il partito guidato dall’ex premier Giuseppe Conte è diventato ormai il più schietto assertore della “partecipazione democratica” alle primarie: che sono “un’idea del Pd, non certo nostra”, come fanno presente fonti vicine all’ex premier. Mentre al Nazareno si comincia a mordere il freno anche dall’orbita della segretaria Elly Schlein, che dalle primarie è uscita leader e certo non può deprecarle.

Primarie sì, primarie no: la questione è del resto legata anzitutto alla riforma della legge elettorale in procinto di essere esaminata dalla Commissione affari costituzioni della Camera. Eliminazione dei collegi in favore di una sistema proporzionale con vincolo di coalizione e premio di maggioranza (70 deputati e 35 senatori), la proposta del centrodestra depositata prima del referendum. Una formula che poteva accontentare la Lega, risarcita nel premio bloccato, in caso di vittoria. Ma che alla luce della sconfitta referendaria non convince più tanto l’alleato nordista della premier Giorgia Meloni, sicuro dei collegi settentrionali.

Per questo la maggioranza cerca di blandire soprattutto il Pd, dov’è risaputa la preferenza della segretaria per il vincolo di maggioranza e il premio di governabilità. Ma autorevoli fonti dell’opposizione e del Pd garantiscono sulla capacità della leadership del Nazareno di resistere alla tentazione; considerato pure che tutta una parte del Pd e del centrismo moderato preferisce preservare l’attuale meccanismo elettorale improntato sui collegi che molto probabilmente non consentirebbe a nessuna maggioranza di prevalere se non per pochi voti, obbligando a percorrere larghe intese. Assecondare la riforma elettorale della destra che ha perso il referendum sarebbe del resto una mossa suicida per l’opposizione, da cui il segretario di +Europa Riccardo Magi esorta infatti a fare “muro totale” contro la riforma.

Ciò detto, il tema della premiership si pone nel centrosinistra anche a prescindere dalla legge elettorale, data la presenza sull’altra sponda di una figura forte come Meloni. Per quanto qualcuno si chieda persino se convenga scegliere una leadership speculare alla premier nel caso in cui Meloni imbocchi una parabola discendente e non convenga piuttosto opporre una squadra. Ma non è così che funzionano le cose. Non ci sono scappatoie: legge elettorale o no, il centrosinistra avrà bisogno di un volto e una personalità da opporre a Meloni.

Non solo un volto, quindi; non solo un casting; una vera premiership. Ma come? Punto primo il programma, chiedono ormai tutti, da Avs al Pd ai 5 Stelle, che preferiscono comunque affidarlo alle capacità interpretative di Conte. Senza contare che le tre forze non bastano a vincere, come fa presente Rosy Bindi. Ma certo una cornice programmatica andrà definita, magari sottoponendo qualche elemento al voto, come sembrano vagheggiare i pentastellati.

Eppoi? Primarie di iscritti o di popolo? “La nostra capacità organizzativa non è quella che si immagina senza il sostegno della Cgil”, fanno presente dai dem. I 5 Stelle invece possono puntare sul web, anche se sono strumenti tutti da regolare. Fatto sta che sull’onda dei sondaggi, che danno tutti Conte – e persino la refrattaria sindaca di Genova, Silvia Salis – avanti sulla segretaria dem Schlein, il Movimento è quello che crede di più nel metodo mutuato 20 anni or sono dai dem americani per imbastire nel 2005 l’Unione del bis prodiano dopo che la ricetta aveva funzionato nella sola contesa Boccia-Vendola in Puglia. Per il resto, fino alle ultime regionali, sono venuti sempre prima gli accordi politici.

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