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Legge elettorale e giochi di Palazzo. Lo stallo (bipartisan) della riforma

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La segretaria del Pd Elly Schlein, 40 anni, guida il partito dal 12 marzo 2023

Articolo: Sicurezza, il governo corre. L’attacco a un poliziotto al corteo anarchico imprime un’accelerata al decreto

Roma, 20 aprile 2026 – Senza riforma elettorale è quasi impossibile che uno dei due poli prevalga sull’altro alle elezioni politiche del 2027, e ancor più che lo faccia in ambedue le Camere. Quindi diventa remoto che a contendersi davvero l’incarico di governo saranno Giorgia Meloni ed Elly Schlein, anche se fossero loro a guidare le rispettive coalizioni. A legge elettorale vigente, infatti, è molto plausibile che nessuno dei due poli ottenga la maggioranza come accaduto nel 2022.

Quindi che fare? Ovviamente nulla. In quanto le maggiori interessate, cioè Meloni e Schlein, ingaggiate come sono nel bipolarismo al vetriolo, non si presteranno mai all’intesa bipartisan che sarebbe indispensabile a garantire la governabilità del Paese ai sensi della legittimazione elettorale, come in effetti sembrano preferire anche i cittadini ai sensi del rilevamento Swg secondo cui sono orientati a favore di un sistema, con sbarramento, che stabilisca con chiarezza coalizioni e maggioranza.

Il ROSATELLUM La legge elettorale attuale è figlia di un’altra epoca. Quella in cui si temeva l’avvento dell’ondata populista del Movimento 5 stelle, ragion per cui è stata introdotta una legge per 5/8 uninominale e per gli altri 3/8 proporzionale pura: senza vincoli nazionali di coalizione, premi né indicazioni di candidati premier. Nel 2002, però, il centrodestra di Meloni si è visto attribuire una maggioranza sproporzionata in virtù della corsa quasi solitaria decisa dall’allora segretario del Pd Enrico Letta senza allearsi coi 5 Stelle di Giuseppe Conte, dopo aver a lungo tentato un inutile gioco delle tre carte per tenere insieme sia il movimento populista che i centristi di Carlo Calenda Matteo Renzi, allora sodali. Il risultato ha garantito alla premier una maggioranza amplissima, che tuttavia non è servita a organizzare con anticipo la riforma elettorale e a vincere la battaglia referendaria sulla giustizia. Il che, a detta degli stessi esperti di cui sopra, ne mette in forse la capacità politica.

LE SIMULAZIONI La proposta di riforma avanzata dalla destra prevede un sistema proporzionale, l’indicazione del premier e premio che va oltre quello autorizzato dalla Corte costituzionale, ovvero il 55% per chi supera il 40, in quanto rasenta quasi il 60%. Stando alle simulazioni realizzate sulla base dei sondaggi di febbraio, con la nuova legge la destra potrebbe godere di una maggioranza solida. Mentre con l’attuale legge elettorale il centrosinistra prevarrebbe di poco alla Camera e il centrodestra di pochissimo al Senato, ma senza garantire maggioranze. Non solo. Alla luce degli ultimi sondaggi il centrosinistra prevarrebbe di un 0,5% sul 44 del centrodestra e l’onda del referendum potrebbe avvantaggiarlo ulteriormente e farlo prevalere anche con la nuova legge. L’apporto del 3% attribuito a Futuro Nazionale del generale Roberto Vannacci potrebbe però mutare del tutto lo scenario a vantaggio del centrodestra se venisse accolto nella coalizione come plausibile.

IL QUIRINALE In realtà i giochi sono più complicati, in quanto la soglia di sbarramento del 3% rimarrebbe comunque in vigore sia con la legge vigente che con la riforma, e non è scontato che tutti la superino. Ci certo a sistema vigente, le forze minori e le autonomie eserciterebbero un forte potere di condizionamento per la formazione delle maggioranze. Per contro, con la riforma elettorale proposta del centrodestra, la maggioranza avrebbe gioco abbastanza facile a eleggere autonomamente un Capo dello Stato, su cui invece per tradizione si cerca un voto condiviso o quasi. Per questo autorevoli esponenti berlusconiani come Gianni Letta hanno messo in guardia rispetto alla riforma, che non conviene neanche alla Lega, fortemente penalizzata nel collegi del Nord. E infatti, in sottofondo alla riforma elettorale e le primarie del centrosinistra, rimangono probabilmente in auge gli imperituri "giochi di Palazzo" che tanto piacciono alle classi politiche e tanto poco agli elettori in vista di altre e differenti soluzioni nelle partite sia per Palazzo Chigi che soprattutto per il Quirinale.

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