Decolla da New York e arriva a Malpensa senza biglietto né passaporto. E non è nemmeno la prima volta
Svetlana Dali è riuscita ad arrivare a Malpensa da New York senza carta di imbarco né passaporto
Articolo: In fuga dall’Iran, tenta di raggiungere la madre ma finisce a processo: “Sono cattolico e ho dovuto lasciare il paese”
Articolo: Cranio di orso bruno sequestrato a Malpensa: “Trofeo di caccia in Bosnia”
Somma Lombardo (Varese), 27 febbraio 2026 – È atterrata come una passeggera qualunque, confusa tra trolley e giacche a vento, ma sul suo nome pendeva già un’ombra che attraversava l’Atlantico. All'aeroporto di Milano Malpensa la attendevano gli agenti della polizia di frontiera: per Svetlana Dali, cittadina russa, il viaggio era finito lì, sotto le luci fredde dei controlli. Non aveva passaporto. Non aveva biglietto. Eppure era riuscita a volare dal Newark Liberty International Airport fino in Italia a bordo di un aereo della United Airlines, come un fantasma infilato tra le pieghe della sicurezza internazionale.
In fuga dall’Iran, tenta di raggiungere la madre ma finisce a processo: “Sono cattolico e ho dovuto lasciare il paese”
Una storia che ha dell’incredibile
La storia ha il sapore dell’incredibile. Un volo di linea partito dall’area metropolitana di New York, un Boeing 777-200 carico di passeggeri e diretto in Lombardia. Tutto regolare, almeno in apparenza. Poi, sopra l’oceano, la scoperta: a bordo c’è una persona in più. Un posto occupato da chi non risulta in nessuna lista, un volto che non dovrebbe essere lì. L’equipaggio se ne accorge in volo, quando tornare indietro è impossibile e l’unica rotta è proseguire fino a destinazione. Dagli Stati Uniti parte l’allerta, le autorità italiane vengono informate, e a Malpensa la pista si trasforma nel capolinea di una fuga silenziosa.
Svetlana Dali non è un’imbucata improvvisata
Ma non è la prima volta. Svetlana Dali non è un’imbucata improvvisata, bensì una recidiva dei cieli. Già nel 2024 era riuscita a salire clandestinamente su un volo tra New York e Parigi, eludendo controlli e gate come in un copione già scritto. E negli Stati Uniti avrebbe tentato più volte lo stesso azzardo, infilarsi tra le maglie di aeroporti considerati tra i più sorvegliati al mondo. Ogni volta una sfida ai sistemi di sicurezza, ogni volta una crepa che si apre dove nessuno pensava potesse esistere.
Gli accertamenti sono in corso
Ora sono in corso accertamenti per capire come sia stato possibile superare i controlli di sicurezza e oltrepassare il gate senza documenti né carta d’imbarco. Domande pesanti come macigni in un’epoca in cui ogni movimento in aeroporto è tracciato, registrato, verificato. Eppure lei ce l’ha fatta di nuovo, attraversando oceani e frontiere come se fossero porte lasciate socchiuse.
Il viaggio si è concluso in una stanza della polizia di frontiera, lontano dal brusio degli arrivi e dagli abbracci in sala d’attesa. Resta lo stupore per una vicenda che sembra uscita da un film, ma che riporta tutti con i piedi per terra: nei cieli ipercontrollati del traffico internazionale, qualcuno è ancora capace di diventare invisibile. Almeno per qualche ora.
© Riproduzione riservata
