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L’economista Bini Smaghi: “Il conto lo pagano gli americani” /

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21.02.2026

Roma, 21 febbraio 2026 – La Corte suprema Usa ha bocciato i dazi di Trump. E ora?

"La sentenza obbligherà l’amministrazione Usa – spiega Lorenzo Bini Smaghi, economista, ex membro del board Bce e ora presidente di Societè Generale – a trovare altre risorse per evitare un aumento del deficit. Del resto, uno degli obiettivi di Trump con i dazi era quello di ridurre, con questi nuovi incassi, il peso delle tasse. Dovrà trovare altre soluzioni e coinvolgere il Congresso".

Trump ha citato un piano B...

"Ha annunciato altri dazi oltre a quelli già messi, in base ad un articolo diverso, ma non è chiaro se questo è nei limiti dei suoi poteri. Dovrà probabilmemte avere il permesso del Congresso, che per ora è a maggioranza repubblicana, ma per poco".

"Qualsiasi giudice federale potrà utilizzare la sentenza per bloccare i dazi. Bisognerà poi capire anche se la decisione avrà un effetto retroattivo. In questo caso può esserci il rischio di una valanga di ricorsi".

L’economia ne soffrirà?

"Sì, soprattutto nella misura in cui crea nuovi elementi di incertezza. La principale riguarda le entrate fiscali per coprire i tagli a favore delle imprese. Potrebbero esserci nuove tasse sui consumi. O si dovrà agire sui tagli alla spesa. In ogni caso saranno gli americani a pagare un prezzo molto alto. Un effetto già evidenziato da una ricerca di Harvard. E i recenti dati sulla crescita e sull’inflazione confermano il rallentamento dell’economia Usa con conseguenze negative sulla crescita globale. L’incertezza non fa mai bene".

Ma è indubbio che per l’Europa possono esserci vantaggi.

"Trump ha sempre usato i dazi come uno strumento di politica estera e, quindi, può sempre difenderli in nome della sicurezza nazionale. Ma è una tesi che può valere per la Cina o per l’India e non certo per un alleato come l’Europa, che non rappresenta una minaccia. O per un Paese vicino come il Canada. Da questo punto di vista si riduce la capacità di manovra del presidente. Ma sarebbe un errore pensare che tutto sia risolto e che i rapporti fra Usa e Ue possano tornare a essere come prima".

"È chiaro che le priorità americane sono cambiate e che non possono permettersi di essere superati dalla Cina o da altre economie emergenti. Faranno di tutto per evitare questa subalternità. E, in questo contesto, l’Europa non è più il loro interesse prioritario. Per questo non dobbiamo farci troppe illusioni o abbassare la guardia".

Che cosa deve fare l’Europa?

"Deve continuare sulla sua strada, ha ancora molto da fare per costruire un’economia più resiliente, competitiva e soprattutto più autonoma. Siamo ancora troppo fragili. Occorre avere più coraggio e difendere i nostri interessi".


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