La ricina killer alla cena in famiglia, sostanza letale e rara: gli indizi di un “progetto di strage”
Sara Di Vita e Antonella Di Jelsi
Articolo: “Nel sangue del marito nessuna traccia di ricina”, ma resta il giallo. Il veleno ha ucciso moglie e figlia all’antivigilia di Natale
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A Pietracatella, in provincia di Campobasso, Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita forse sono morte due volte: la prima nei loro corpi, lentamente, la seconda nello sguardo di chi non ha saputo leggere ciò che stava accadendo. Per giorni il loro organismo ha parlato, e lo fatto con un linguaggio che non ammette equivoci — vomito, febbre, un deterioramento progressivo che consuma e insiste — ma quel linguaggio è stato tradotto, ridotto, quasi banalizzato in una diagnosi rassicurante: intossicazione alimentare. Una spiegazione comoda. Troppo comoda.
E proprio per questo, pericolosamente fragile. Mentre la Procuratrice di Larino invita alla cautela, sottolineando che il centro antiveleni ha parlato soltanto di una “non negatività” alla ricina, resta sospesa una verità che, se confermata, cambierebbe radicalmente il perimetro della lettura: non più una tragedia domestica, ma un possibile tentativo di sterminio familiare. Perché sotto Natale, in una casa, non entra chiunque. E il veleno funziona solo quando la vittima, o le vittime, si fidano.
La ricina è un veleno invisibile e insapore. Non ha bisogno di forzare una porta, non lascia segni immediati, non produce allarme nell’istante in cui agisce. Chi uccide, allora, deve solo preoccuparsi di una cosa: non essere visto. Il resto lo farà il fisico trasformando l’intimità domestica nel teatro di una morte che si consuma senza caos. Ed è qui che il profiling diventa netto, quasi brutale nella sua logica: più il contesto si restringe, più si restringe anche il cerchio dei sospettati; più un luogo è protetto, più è probabile che l’autore ne faccia già parte. Il posto più sicuro diventa così il luogo del tradimento.
“Nel sangue del marito nessuna traccia di ricina”, ma resta il giallo. Il veleno ha ucciso moglie e figlia all’antivigilia di Natale
Chi poteva voler così male a quella famiglia apparentemente normale? Di certo, finora nel sangue del capofamiglia Gianni di Vita, non è stata trovata nessuna traccia di ricina. Saranno disposte nuove analisi specifiche. Un brutta storia fatta di dominio. Dominio dei tempi, perché decide quando il corpo inizierà a cedere. Dominio dei sintomi, perché li altera, li confonde, li confonde con altro. Dominio della percezione, perché ciò che accade non viene riconosciuto per ciò che è, ma per ciò che appare.
Cos’è la ricina e come può aver ucciso madre e figlia a Campobasso: i sintomi, l’assenza di antidoto e ‘Breaking Bad’
Eppure, a rendere il quadro ancora più agghiacciante, c’è un dettaglio che sposta definitivamente il baricentro investigativo.Perché la ricina non è solo letale. È difficile da reperire. E questo esclude l’improvvisazione, cancella l’alibi dell’impulso, smonta il “non volevo”. Qui non c’è spazio per l’errore, ma solo per la costruzione. Allora l’indagine cambia direzione: non più il momento, ma tutto ciò che lo precede. Non più l’evento, ma la sua preparazione. Non più la morte, ma il progetto della morte
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