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Induno Olona, dalle urla a coltelli e mazze: Enzo Ambrosino ucciso per un debito. Fermato il killer, denunciati il figlio 27enne e tre complici

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13.04.2026

Enzo Ambrosino aveva 30 anni Separato, due figli, viveva di lavori saltuari come imbianchino e di recente come panettiere A destra, i rilievi sotto la sua abitazione

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Induno Olona (Varese) – Ucciso per un debito di poche centinaia di euro. Questo il movente dell’omicidio di Enzo Ambrosino, trent’anni, ammazzato sabato a Induno Olona davanti alla propria abitazione in via Porro.

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L’assassino e il figlio

Il colpo letale è stato inferto in un fianco da Gesuino Corona, pregiudicato cinquantenne residente a Varese, fermato dai carabinieri del Comando provinciale.
L’assassino, che ha riportato a propria volta una ferita da taglio, è ricoverato. Come il figlio ventisettenne, coinvolto nella rissa e denunciato insieme a tre altri complici.

Il giovane è già noto alle forze dell’ordine: il 5 marzo, alla guida di una potente Mercedes, aveva bruciato un semaforo ignorando l’alt intimato da una pattuglia di carabinieri e imboccato contromano la rotonda di largo Flaiano a Varese per poi schiantarsi contro una macchina, ferendo una trentaduenne, prima che la supercar prendesse fuoco. L’alcoltest dimostrò che guidava ubriaco, con un valore di alcol nel sangue di 1,41 grammi per litro. Gesuino Corona e il figlio si trovano in ospedale, rispettivamente a Como e Niguarda.

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A mettere l’una contro l’altra le famiglie Corona e Ambrosino, secondo quanto ricostruito dai carabinieri ci sarebbe un debito: una somma modesta, poche centinaia di euro, che ha innescato una serie di episodi sfociati sabato nel confronto diretto degenerato nell’omicidio.

La sequenza dell’aggressione

Gli investigatori, attraverso testimonianze, rilievi tecnici e analisi degli oggetti sequestrati, sono riusciti a ricostruire la sequenza degli eventi fino a individuare nel cinquantenne l’autore del fendente mortale. La ricostruzione colloca al centro della vicenda un incontro avvenuto in strada, davanti all’abitazione della vittima, dove più persone si sono radunate con l’intento di chiarire con la violenza i contrasti pregressi. In pochi istanti, la situazione è degenerata in urla e spintoni. Poi l’uso di coltelli, bastoni di legno, mazze. Quando i carabinieri sono intervenuti, la scena restituiva i segni evidenti di uno scontro feroce.

Lame e sbarre sequestrate

Nel corso delle operazioni sono stati rinvenuti e sequestrati diversi strumenti utilizzati nella rissa, tra cui lame e sbarre ancora sporche di sangue. Elementi che hanno contribuito a definire un quadro indiziario ritenuto consistente e che hanno portato all’arresto del padre e alla denuncia del figlio.

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L’interrogatorio di Corona

Ieri l’interrogatorio di garanzia. Corona, difeso dall’avvocato Domenico Margariti, ha raccontato la sua versione, sostenendo di essere intervenuto per tutelare la posizione del figlio, che vantava un credito nei confronti di Ambrosino e “per difenderlo perché aggredito”.

Nel racconto fornito al legale, Corona avrebbe inizialmente cercato una mediazione, coinvolgendo anche il padre della vittima, nel tentativo di evitare lo scontro. Il confronto, tuttavia, sarebbe rapidamente degenerato. Le indagini proseguono per chiarire ogni responsabilità e verificare il ruolo dei singoli partecipanti all’agguato.

La vittima, Anzo Ambrosino

La vittima, Enzo Ambrosino, aveva trent’anni e da poco si era trasferita nel comune della Valceresio. La sua presenza era rimasta ai margini della vita sociale del paese. Separato, con due figli piccoli, stava cercando una stabilità tra lavori saltuari come imbianchino e una recente opportunità nel settore della panificazione.

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