Terre rare e coltan: il piano Usa per il sottosuolo del Venezuela (e la sfida con la Cina)
Washington punta sulle ricchezze nascoste nel sottosuolo venezuelano, dal coltan alle terre rare, per diversificare le forniture di materie prime critiche e ridurre la dipendenza dalla Cina
Per decenni il Venezuela è stato sinonimo soprattutto di petrolio. Ma sotto le immense foreste del sud del Paese potrebbe nascondersi un’altra ricchezza destinata ad assumere un’importanza crescente nella competizione tra Stati Uniti e Cina: minerali critici, coltan e terre rare. Risorse indispensabili per l’industria tecnologica, energetica e militare e sulle quali Washington sta concentrando sempre maggiore attenzione. Secondo quanto riferito l’8 settembre da Reuters, l’amministrazione di Donald Trump sta lavorando per ampliare l’accesso americano alle risorse minerarie venezuelane dopo essersi concentrata sul settore petrolifero. L’obiettivo va oltre l’interesse economico: Washington punta anche a ridimensionare l’influenza accumulata dalla Cina in America Latina e a diversificare le proprie fonti di approvvigionamento di materie prime strategiche. Il Venezuela dispone certamente di enormi risorse minerarie tradizionali. Oro, ferro, bauxite e nickel fanno parte del patrimonio del Paese. Più complessa è invece la questione delle terre rare. È necessario evitare di confondere il potenziale geologico con riserve già certificate: al momento non esiste una valutazione internazionale sufficientemente solida che permetta di collocare Caracas tra i grandi detentori mondiali di riserve economicamente sfruttabili di questi elementi. L’U.S. Geological Survey, nei dati relativi al 2024, non considerava infatti il Venezuela un produttore minerario di rilevanza globale. Ed è proprio questa incertezza a rendere la partita particolarmente interessante. Gran parte delle informazioni geologiche disponibili è datata e, secondo Reuters, sarebbero necessarie nuove campagne........
