Spie in favore della Russia: come gli ex 007 italiani vendevano segreti a Mosca
Dai pizzini scambiati su una panchina alle schede di memoria nascoste nei telefoni: la ricostruzione degli inquirenti svela il sistema di raccolta e cessione di notizie riservate sulla produzione industriale della Difesa, pagate a quattromila euro l’una.
Il mondo dell’intelligence italiana è stato scosso dall’inchiesta di spionaggio in favore della Russia, esito delle indagini dei carabinieri del Ros, che hanno portato all’arresto di due ex agenti dell’Aisi (i servizi segreti interni italiani).
Una falla che, se confermata, vedrebbe gli ex agenti coinvolti accusati di spionaggio, procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato e accesso abusivo a sistemi informatici.
Non finisce qui, perché sarebbero altre 5 le persone indagate, tra cui 4 militari in servizio presso il ministero della Difesa, che agivano come presunte “fonti” di informazioni riservate.
La ricostruzione degli inquirenti
Secondo l’ipotesi accusatoria, il principale indagato, un 59enne ex sottufficiale dell’Arma con un passato nell’intelligence italiana, avrebbe avuto una serie di........
