100 anni di Miles Davis, il genio che suonava il domani
A cento anni dalla nascita, la portata rivoluzionaria della musica di Davis è un punto di riferimento imprescindibile
Il destino del genio è vivere in anticipo. E Miles Davis, da genio incomparabile della musica, non ha mai avuto un rapporto pacifico con il presente: lo ha spesso trovato troppo lento, troppo prevedibile, troppo legato alla nostalgia. Per questo, a cent’anni dalla sua nascita (26 maggio 1926), riascoltando gli innumerevoli capolavori della sua traiettoria artistica, ci accorgiamo che la sua opera non è affatto invecchiata: siamo noi che continuiamo a rincorrerla. Ancora oggi la sua musica è molto più avanti di qualsiasi tentativo di definirla.
Miles Davis, da Alton, Missouri, non è stato solo un innovatore, è stato l’architetto del futuro sonoro di cui ancora oggi si percepiscono le fondamenta. La prima tromba a 9 anni, il primo concerto a 17, e poi via verso New York. Obiettivo: la “swing street” ovvero i club della della cinquantaduesima strada, l’anima del jazz nel cuore di Manhattan. Le sue notti nella Grande Mela trascorrono per mesi tra le mura della Minton’s Playhouse, a Harlem, dove si ritrovano per interminabili jam tutti i protagonisti della rivoluzione be-bop (una forma di jazz innovativa rispetto al suono tradizionale degli anni Venti).
Conosce Charlie Parker, Dizzy Gillespie, Thelonious Monk. Suona con Parker, assorbe tutto, ma non si riconosce nella frenesia del virtuosismo. Il suo è un istinto naturale al........
