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Olio extravergine, prezzi dimezzati e frantoi pieni: la guerra che minaccia il Made in Italy

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12.07.2026

Invasione di olio africano, colture intensive spagnole, oltre agli errori dell’Ue, mettono a rischio l’extravergine italiano. Così perdiamo il 20lla capacità produttiva

Riaperto Hormuz – a singhiozzo -, rischiano di chiudere i frantoi: dopo la guerra del petrolio scoppia quella dell’olio (extravergine?) che sta sconvolgendo le campagne italiane a poche settimane dalla nuova campagna di raccolta e mette a rischio la credibilità di Ursula von der Leyen. L’ulivo fu consegnato agli uomini da Atena (o, se volete, da Minerva che campeggiava sulle monete da 100 lire: altre epoche, altra felicità), dea della saggezza, come il più prezioso dei doni perché dava luce, medicamento e nutrimento. La Genesi ci racconta di come Noè si rese conto che l’ira di Dio era cessata, dopo il diluvio, perché la colomba gli riportò un ramo d’ulivo. Invece gli uomini di oggi, inseguendo il danaro, stanno distruggendo colture e culture millenarie: dalla dieta, alla pace mediterranea. Viene in mente un testo abbastanza dimenticato di Martin Heidegger, L’abbandono, per mettere insieme dimensione divina dell’albero dell’ulivo e dimensione utilitaristica dell’olio, a significare che molta della nostra civiltà – non solo alimentare – dipende da quella pianta che ha in sé il “kairos” il tempo buono, il tempo della qualità.

E d’abbandono bisogna parlare, perché l’Italia nella guerra dell’olio ha i suoi caduti: 200 mila ettari di uliveti lasciati andare, altri 300 mila in via di dismissione. Significa il 20% potenziale della nostra capacità produttiva. A cui si aggiunge la sciagura della Xylella che ha fatto fuori 22 milioni di ulivi in Puglia, quasi il 40% della capacità produttiva del serbatoio italiano. Sono tutti doni dell’Ue che non ha mai fatto chiarezza sulle etichette, che importa olio a dazio zero dalla Tunisia – avviata a essere il primo produttore mondiale -, che ha consentito agli spagnoli di fare una politica commerciale aggressiva, che ci ha “regalato” il batterio killer perché nel porto di Rotterdam i controlli fitosanitari sono a zero e il batterio è arrivato con le piante........

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