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Partito Democratico «sotto il tram»

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18.01.2026

A Bologna, Roma, Firenze, Padova, Milano… In nome del «green» i sindaci dem stendono binari su binari sconvolgendo pavimentazioni, viabilità e cittadini. Ma le proteste dovrebbero convincerli a fermarsi.

«Improvvisamente udimmo il rumore formidabile degli enormi tramvai a due piani, che passano sobbalzando, risplendenti di luci multicolori, come villaggi in festa…». Sferragliava il 1909. Nel Manifesto del futurismo Tommaso Marinetti esaltava la modernità dei tram. Più di un secolo dopo, da opposte sponde, la sinistra rilancia con ardore.
A dispetto dell’implacabile tempo che passa. In tutte le grandi città governate dai Dem, fervono estenuanti cantieri e robuste polemiche. Imbambolati davanti all’emergenza sicurezza, sonnecchianti di fronte all’allarme criminalità, i sindaci del Pd s’attaccano al tram.

È il riverito ossequio alla mobilità sostenibile predicata da Elly Schlein, segretaria turbo ambientalista. Gli effetti collaterali, però, non sono quisquilie: devastazioni ambientali, lavori eterni, dubbia utilità, plateali contraddizioni. I fondi del Pnrr destinati allo scopo sono straordinariamente lauti: 5,4 miliardi, per 18 città. Ma il vetusto trasporto tranviario rischia di diventare l’emblema degli ecologisti prêt-à-porter. Non si devono costruire le dighe per evitare di disturbare due lontre, come sul fiume d’Enza, nella bassa modenese. Ma si abbattono fischiettando centinaia di alberi o si deturpano i centri storici per posare chilometri di binari.
Anche Legambiente coglie lo straordinario momento, con un lirico elogio: «Nato nell’800 e quasi cancellato in Italia dall’avvento dell’automobile, il tram vive da anni una nuova primavera in tutta Europa grazie ai suoi innegabili benefici: meno traffico, minore inquinamento e rivitalizzazione degli spazi urbani».

Lo sfrenato ottimismo, però, spesso incrocia la controversa realtà. Come a Bologna, dove sono previsti 23 chilometri di nuove tramvie. Per il sindaco Matteo Lepore, teorico della città a trenta all’ora, è ormai una questione di vita o morte politica:........

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