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Giada Monami, un medico nel cuore del Nordest: «Ora indago sui guariti a Lourdes»

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15.07.2026

Secondo la testimonianza resa da Bernadette Soubirous, fu un rumore «come una folata di vento» ad annunciarle la prima apparizione della Madonna a Lourdes, ai piedi dei Pirenei, l’11 febbraio 1858, mentre raccoglieva sterpi per la stufa presso la Grotta di Massabielle.

Trascorsi 168 anni, il vento del Nordest ha sospinto la prima donna, un’italiana, alla presidenza del Bureau des constatations médicales che, nel santuario francese eretto alla Vergine, esamina le guarigioni prive di spiegazioni, fino a oggi decine di migliaia, solo 72 delle quali riconosciute dalla Chiesa come miracoli.

Si chiama Giada Monami, friulana. Medico internista,è originaria di Pordenone. Dietro un’apparente affabilità, maschera una riservatezza granitica, estesa persino ai particolari più insignificanti: «Sono nata nell’ottobre del 1976. In quale giorno? Non c’è bisogno di saperlo. Ottobre. È sufficiente così».

Vissuta a Trieste, Udine, Verona e Venezia, ha ereditato l’incarico da Alessandro de Franciscis, 70 anni, primo italiano, dopo 14 francesi, ad aver guidato, a partire dal 2009 e fino al 2026, l’Ufficio delle constatazioni mediche istituito nel 1883; un pediatra che con la sua irruenza da napoletano mandò a farsi friggere l’attore Zac Efron, arrivato a Lourdes con una troupe di Netflix a girare il documentario Con i piedi per terra, ma che alla fine accettò di parlare in lungo e in largo.

Invece la dottoressa friulana è accomunabile, per ritrosia, a Bernadette, la quattordicenne analfabeta che raccontò di aver visto apparire la Madonna per 18 volte dall’11 febbraio al 16 luglio 1858, prima santa di cui esista un’immagine vera. La veggente divenuta suora, costretta a stare in posa 20 minuti per il dagherrotipo, alla fine lamentò di aver fatto la più grande penitenza della sua vita. A un certo punto ho avuto la netta impressione che questa intervista abbia richiesto lo stesso sacrificio compiuto per quella fotografia.

Monami si laurea in farmacia nel 2002 all’Università di Trieste, con una tesi in patologia generale. Subito dopo parte per gli Stati Uniti. Dal 2003 al 2007 è al Sidney Kimmel cancer center della Thomas Jefferson University di Filadelfia, nel dipartimento di urologia, dove approfondisce i meccanismi molecolari coinvolti nella proliferazione cellulare, nella migrazione e nell’invasione metastatica tumorale. Rientrata in Italia, s’iscrive alla facoltà di medicina dell’Università di Udine e nel 2014 si laurea con 110 e lode.

Dal 2015, per 6 anni, è specializzanda e medico praticante nell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona. Qui, nel 2020, consegue la specializzazione in medicina interna con il massimo dei voti, 70/70, e la lode. Dal 2021 lavora per un anno all’Irccs Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, sempre nel Veronese.

Dal 2023 al 2025 si trasferisce all’ospedale civile Santi Giovanni e Paolo di Venezia. La sua attività clinica l’ha portata a prendere in carico pazienti complessi, colpiti da plurimorbilità, cioè da due o più malattie croniche, in particolare in ambito cardiovascolare e cardiometabolico.

Durante la pandemia da Covid-19, Monami è stata in prima linea nelle consulenze di pronto soccorso e nelle emergenze ospedaliere a Verona. Vanta anche una solida esperienza nella ricerca: ha presentato i suoi studi in vari congressi ed è autrice di pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali. Fa parte della Società italiana di medicina interna. Negli Usa era componente dell’American association for cancer research.

Ha studiato per fare la farmacista, tuttavia ha preferito diventare un medico.

«Sono sempre stata attratta dalla chimica. La farmacia mi sembrava una........

© Messaggero Veneto