Dalla prima rotativa offset all’era del digitale: un cammino lungo 80 anni con il Messaggero Veneto
Si possono raccontare ottant’anni di un giornale? Come? Attraverso i fatti, le emozioni, i commenti, le innovazioni tecnologiche, ma anche i sogni. Come quelli di un gruppo di giovani che ottant’anni fa sognava la libertà, una società nuova, più moderna. Ed è da quel sogno di cambiamento che è nato il Messaggero Veneto.
Dalla penna ai social, dal piombo al digitale, dal notes al videoterminale, anche in questo settore il Messaggero Veneto, grazie alla lungimiranza dei suoi vertici, ha fatto sognare, diventando antesignano di un nuovo modo di confezionare il giornale. Sempre a fianco del territorio e a difesa della sua identità, raccontando il momento più difficile della nostra storia e successivamente la rinascita, voce autentica della società, impegnato a capire i cambiamenti e le nuove emergenze, le necessità e le attese. I sogni, appunto. La vita di questo giornale si intreccia con il fervore, le tappe, le preoccupazioni, le nuove frontiere, lo sviluppo economico e civile e poi la crisi generale del territorio.
L’osmosi, il legame, il dialogue tra le pagine e la società sono la migliore testimonianza di questa sintonia. Quando nacque, il giornale fu protagonista a sostegno dell’italianità, in un lembo di nazione che aveva conosciuto un’occupazione straniera e temeva di conoscerne un’altra.
Le tappe di quegli anni le raccontò il primo direttore, Enrico Mascilli Migliorini, il quale ricordò che a Udine in via Zanon 16, nello studio dell’avvocato Eugenio Linussa, vecchio patriota alpino fin dalla Grande Guerra, proprietario di Villa Italia a Torreano di Martignacco, si sviluppò l’idea di creare un quotidiano con il contributo di alcuni protagonisti del mondo economico friulano: i conti d’Attimis di Maniago, de Puppi, di Prampero, Orgnani, Kechler, Cavarzerani di Nevea, l’avvocato Feliciano Nimis, i rappresentanti della famiglia Manin di Passariano. Furono i padri del Messaggero Veneto che sognavano un quotidiano del mattino radicato in Friuli ma presente anche a Trieste e nel suo circondario.
La Editrice del Messaggero Veneto acquistò il palazzo lesionato dalle bombe del 1944, in via Carducci 2, dove si stampava Il popolo del Friuli, di proprietà del partito fascista. Mascilli Migliorini, fresco di ottimi studi, mise in piedi la redazione, un altro sogno che si realizzava.
Spieghiamo ancora una volta che concorsero alla scelta del nome della testata diverse motivazioni. Si pensi che ancora non c’era la regione Friuli Venezia Giulia. E........
